Dell

Sono arrivata intorno alle tre e mi hanno invitata per la tazza di tè di rito. Sul letto c’erano due pezzi di stoffa: uno azzurro e uno blu quasi viola con motivi floreali e sul pavimento c’era una macchina da cucire. Mentre ero lì, nessuno si occupava
di queste cose, tutti erano concentrati sul farmi stare bene.
Avevo un gran sonno e il fiume lì vicino mi chiamava per mettermi finalmente un po’ in ordine. Ho lavato tutto quello che non avevo
addosso, compresi i pantaloni da cavallo che ormai mi facevano senso ma non trovavo acqua pulita.
Dopo aver dormito due ore sotto il telo al riparo dal sole, ho trovato tutto quasi asciutto e io mi sentivo un’altra.
In tutte le manovre fatte mentre non dormivo, c’era qualcuno che mi guardava dalle tende. Meglio farmi vedere un po’ più da vicino, così potevo vedere anche io.
Ho risalito la scarpata e sono tornata nella tenda dove avevo preso il tè. La macchina da cucire cantava a ritmo serrato. Gira di qua e gira di là, il fruscio della stoffa nuova e il ritmico saliscendi dell’ago avevano quasi formato un dell nuovo nuovo.
Interruzione: è finito il filo, Tungaa ha sfilato la bobina dall’apposita sede, ha preso il rotolo del filo e ha chiesto alla figlia un
fiammifero. Le serviva come perno per riavvolgere il filo nuovo sulla bobina. Trr trr trr. La figlia girava la manovella della macchina da cucire, la madre ha appoggiato la bobina sulla ruota premendo perchè la rotazione la facesse girare da sola mentre il filo si riavvolgeva. Questione di un minuto e la macchina da cucire cantava di nuovo.
Tungaa ha preso una borsa piccola piccola e si è messa a piegare la montagna di stoffe colorate che stavano sul letto. Quando piegava i pezzi piú grossi l’aiutava il figlio, qualcuno riavvolgeva dei nastri. Alla fine erano sei a danzare tra stoffa e borsa. La dimensione del contenitore sembrava dieci volte inferiore al contenuto. Il mucchio calava e la borsa si riempiva finché è stata chiusa senza dover neanche tirare la cerniera. La coralità della scena mi ha fatto pensare che se Tungaa fosse stata da sola, non sarebbe mai riuscita a riporre tutta quella stoffa lì dentro ma che sia stata l’armonia di tutte quelle persone che facevano insieme la stessa cosa a creare lo spazio in un volume che non c’era.
Quando me ne sono andata mancava solo più il colletto. Erano le otto.

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