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fuga dalla burocrazia

il Tuul Gol è il fiume intorno a cui è cresciuta Ulan Bator, l’attuale capitale della Mongolia. I cavalli hanno passato l’inverno precedente il viaggio lì, dove era più facile risolvere controlli veterinari, quarantene, microchip e burocrazia. dal Tuul Gol a Harahorin, siamo andati su ruote, su uno di quei camioncini minuscoli con cui si trasportano i cavalli in Mongolia. Questo era già sofisticato, aveva perfino delle sbarre laterali a cui i cavalli potevano appoggiarsi. altri sono semplici furgoncini con sponde di venti, trenta cm e il pianale liscio, su cui solo i cavalli mongoli sono in grado di restare in piedi fino a destinazione.

ciao, sto arrivando con il veterinario, deve vaccinare i cavalli, sono vicino al campo?
– sì, sono qui
-tutti e tre?
-sì
Quando siamo arrivati al campo un quarto d’ora dopo, tutti i cavalli del branco erano al campo, ne mancavano solo tre, uno era Tgegherè.
I tre moschettieri sono stati trovati ventiquattro ore dopo in un boschetto di salici. Per tutta la sera e il giorno seguente, persone a cavallo e in moto battevano la zona alla loro ricerca, al campo non si parlava d’altro che di cavalli rubati. il trasportatore era lì dal mattino per portarci a Harahorin. Io non credevo a nessuno e cercavo di leggere per non pensare.

un anno a casa

Quando la neve vira in pioggia

è passato un anno da quando siamo arrivati a casa. I cavalli sembrano contenti dei pascoli di qui, non so se si ricordano più di quante gliene ho fatte passare.Dopo questo strano anno della pandemia certi ricordi sembrano surreali anche a me.

Enrico, il mio allenatore di cannottaggio diceva che se superi la metà del tragitto, vuol dire che puoi arrivare alla fine. In un viaggio come quello dell’anno scorso la metà non mi ispirava ancora grandi garanzie di farcela, ma quando è caduta questa nevicata e ho avuto la sensazione che fosse l’ultima, ho tirato un sospiro e mi sono sentita carica di entusiasmo come il primo giorno. Stavamo davvero arrivando a Vyoshenskaya.

l’ultima nevicata ci è arrivata addosso nel punto più meridionale del viaggio, a nord del Don, dove il fiume è sceso, sceso, sceso verso Rostov e comincia a risalire verso Stalingrado

ps: eravamo arrivati all’imbrunire perché Custode aveva perso un ferro e avevo perso tempo fermandomi a rimetterlo. i cosacchi avevano organizzato tutto per il nostro arrivo e per me avevano acceso la stufa in un’isba che affacciava sul recinto dei cavalli. c’era persino un mazzolino di fiori sul tavolo. Come al solito, non mi sono sentita di lasciare i cavalli nella bufera, mettendomi al caldo e credo che se ne fossero accorti.

il teotenda si rivela in queste occasioni: quando sotto la bufera, c’è illusso di guardarsi intorno e il saccopelo rimane asciutto tra i vortici di neve

Longriders Guild

Mi ha scritto Cuchullaine, il presidente della Longriders Guild. Ogni volta che arriva una sua lettera, c’è un soffio di aria libera che attraversa i continenti.
Mi ha scritto per aggiornarmi sulle notizie dei longriders sparsi per il mondo in questo strano anno e per mandarmi due notizie che riguardano me, Custode e Чигээрээ: é stato pubblicato il resoconto del nostro viaggio dell’anno scorso a questo link
http://www.thelongridersguild.com/stories/Paula.htm

Custode e Чигээрээ sulla strada della Siberia meridionale

Abbiamo ricevuto la gilda dei cavalieri di lungo corso insieme ad altri cavalieri che hanno percorso lunghe distanze l’anno scorso
http://www.thelongridersguild.com/news.htm
Data l’unicità della missione realizzata, siamo tra i record dei cavalieri di lungo corso di tutti i tempi!
http://www.thelongridersguild.com/Records.htm
W Custode e Чигээрээ e tutte le persone che hanno reso possibile questa avventura!

Pit e Marina davanti alla loro casa di Gorno Altaj. A un tot di fusi orari da qui c’è un posto nelle montagne dove il viaggio rischiava di tramontare. Loro mi hanno aiutata a rimetterlo in piedi.
Amina Liubitskaja ha attraversato con Laurence Bougault l’altopiano di Altai. Montagne selvagge e antiche, governate da príncipi cavalieri.
Sergej, ataman di Mikhailovka che ci ha spalleggiati mentre costeggiavamo il Don, mi ha accompagnata a vedere Stalingrado facendomene cogliere significati profondi e ha reso leggero il viaggio di Tgegheré quando era stanco. Questa persona é mille persone in una.

La grande corsa di Custode

 

Custode alla scoperta delle Alpi

La festa é stata grandiosa e le giornate splendide, ma sempre più corte. A passo di cavallo, sfuggire all’equinozio é un po’ difficile, anche scendendo a sud-ovest. Custode era ogni giorno più sfavillante e Чигээрээ sempre più giú di corda. Prima di entrare a Cracovia, Katia aveva convinto tutti che dovevo assolutamente andare a Podskalany. Lí siamo stati ospiti di Antoni Zielinski. Lui era venuto a prenderci. Uomo di azione con il sorriso da signore. Lí c’è una valletta di pascoli recintati dove i cavalli hanno l’aria libera. In fondo c’è un ruscello che si attraversa a guado. In mezzo a tutti i recinti ci sono la casa con la scuderia e il campo per le lezioni. Era in corso la gara di trek e il giorno dopo si sarebbe svolta la caccia alla volpe.

A casa di Joanna nei Tatra

Un bel prato con un melo in cima ci ha accolti. La tempesta scuoteva le cime degli alberi ma lì si stava bene.
La mattina ho portato l’equipaggiamento di Custode in selleria, sellato Custode e portato Чигээрээ nel box dove avrebbe aspettato che noi passassimo le Alpi.

Jarka, la fatina di Zilina

Con Custode é iniziata la grande corsa per superare tutte le montagne prima della neve. Vedo la cartina prendere volume man mano che ci avviciniamo ai Tatra, scendiamo i Carpazi, attraversiamo il Danubio e ci avventuriamo tra montagne sempre più alte per arrivare alle Dolomiti.

Le coccole di Erika alla chiesetta dei cosacchi a Lienz

Passato il confine tiriamo il fiato.
Antoni Zielinski ha organizzato il trasporto di Чигээрээ fino ad Egna e da lì siamo di nuovo insieme. Da qui in avanti dobbiamo solo più scivolare verso casa.

Di nuovo insieme

Grande festa

https://m.youtube.com/watch?v=JZjHTDcrCp4&feature=youtu.be

Era un giorno grigio di febbraio, la piazza era quasi silenziosa e l’ora precisa. La melodia dell’heinaul si infilava in tutti i portici del mercato e nelle finestre degli edifici circostanti e si interrompeva come ad ogni ora precisa.

сon Custode e Чигээрээ davanti alla basilica di Santa Maria a Cracovia

-che succede?
-perché?
-perché questa musica non finisce?
-per ricordare la sentinella
-quale sentinella?
-il pompiere che stava di vedetta sul campanile della basilica di Santa Maria quando i tartari hanno attaccato la città
-un pompiere?
-si, allora e per molti secoli ancora, la città era tutta di legno e c’era sempre un pompiere di vedetta per avvisare in caso di incendio
-e cosa c’entrano i tartari?
-una freccia mongola ha interrotto l’allarme, quando lui ha avvisato del loro arrivo

la consegna della freccia

Tartari, Mongolia, Kharakhorin, cavalli, steppa, steppa, steppa. Quello che i miei sensi hanno percepito quando ho realizzato questa storia era un viaggio enorme: quello dei mongoli. Migliaia di cavalli e cavalieri che arrivavano da est portando morte e distruzione in sella ai loro cavalli. Per me in quel momento erano solo uomini a cavallo che per migliaia di chilometri avevano cercato erba e acqua per i loro cavalli e che avevano rincorso in sella un confine sempre più lontano.

É successo davvero, molto meglio e molto di più di come lo avevo sognato.

Quello che é rimasto del loro passaggio é il ricordo di una tragedia, ma anche la leggerezza dell’andare a cavallo.
Decidere di ripercorrere le loro tracce era un modo per incontrare i grandi popoli di cavalieri che tuttora popolano le steppe e di ripensare lo stesso viaggio in un’ottica di pace attraverso il linguaggio internazionale dei cavalieri.
Questa freccia me l’ha affidata Enkhbath, il sindaco di Kharakhorin, ha percorso con due cavalli mongoli quasi la stessa strada di allora, é stata toccata da genti diverse dalla Mongolia alla Polonia e ognuno ci ha visto un desiderio di pace.

la freccia portata da Custode

Sarebbe bello che lo fosse davvero. Loro erano in tanti quando sono arrivati per combattere più di ottocento anni fa, io ero da sola, ma le persone che ho incontrato in Russia, in Lituania, in Mongolia, sono tantissime e tutte credevano nella pace.
Cracovia é un confine. L’heinaul che risuona nelle quattro direzioni ad ogni ora lo ricorda. É un confine reale, tra paesi e mentalità differenti che vale la pena di coltivare. Le differenze arricchiscono. Fare finta di essere tutti uguali é una bugia. Essere uomini e sognare la pace appartiene ad entrambi i lati di questo confine.

Andiamo via

Spero che questa freccia che rimarrà nella torre di Santa Maria, possa ricordare questo. Siamo prima di tutto esseri umani.

ps: questo è accaduto in gran parte grazie a Vittorio Rabboni per sponsorizzare Viandant, il suo grande sogno di far rivalutare l’Appennino tosco emiliano. Mentre le malelingue giurano di aver diretta notizia che sto cercando lavori di fortuna a Mosca per portare avanti il viaggio, io sono arrivata a cavallo nelle magnifiche valli slovacche.

Appuntamento a Cracovia

Il 16 settembre alle 12 arriveremo in piazza a Cracovia. Ci accoglieranno il comune, la casa della Cultura, il museo storico e soprattutto i pompieri della città.  A loro consegnerò la freccia che mi é stata affidata da Enkhbat, il sindaco di Kharakhorin, più di un anno fa.

 

Abbiamo dormito sotto milioni di stelle, percorso migliaia di chilometri, incontrato centinaia di persone, superato decine di ostacoli e vissuto ogni giorno come se fosse unico. Siamo tre esseri in viaggio. Non siamo arrivati. Siamo solo vicini alla meta, ma è incredibile. Era incredibile prima e pochi ci hanno creduto. É ancora più incredibile adesso e questa è una cosa con cui non immaginavo di dover fare i conti. Quello che é vero di sicuro é che siamo qui a cento chilometri da Cracovia e che legata alla sella portiamo una freccia mongola che ci é stata affidata a ottomila chilometri da qui e che tante persone diverse l’hanno vista e toccata lungo la strada imprimendole un sogno di pace.

 

Foreste di grandi erbivori

Siamo nella terra dell’alce e del bisonte europeo. Foreste luminose, di quelle dove si può camminare sotto gli alberi ci stanno guidando verso sud.

Piotr si è ritrovato a dover chiedere a Custode il permesso di entrare in casa propria.

La Lituania é stata una parentesi poetica che ha compensato le bruttezze della frontiera.

Vaidotas Digaitis, cavaliere errante talmente perfetto da sembrare inventato. Forza e grazia, poesia e umorismo, un senso di cavalleria di epoche lontane insieme a una semplicità senza paragoni. In tutto il mondo non c’è un’altra persona così.

Buoni pascoli, begli incontri e un senso del confine nel linguaggio e nelle abitudini della gente.

Erba giusta, ombra giusta, legna giusta per fare fumo e liberare Custode dagli insetti che qui sono normali.

Interviste che sono riuscita a ritrovare

Con molte delle persone che hanno scritto questi articoli é rimasto un bel collegamento, mentre avanzavamo verso questa inevitabile frontiera, scoprendo da un villaggio all’altro la bellezza della Russia e della sua gente.

VELIKIE LUKI
http://m.iluki.ru/news/1-190

https://m.vk.com/wall-112510789_2718001

http://luki.ru/news/575648.html

VYAZMA
https://www.google.com/amp/s/rg.ru/amp/2019/06/03/reg-cfo/italianka-peresekla-rossiiu-verhom.html

SPUTNIK

https://www.google.com/amp/s/it.sputniknews.com/amp/opinioni/201906127762067-un-viaggio-da-sogno–dalla-mongolia-alla-polonia-a-cavallo/

KALUGA
https://m.nikatv.ru/tv/reportazhi-video/KZz1pTZXwVEdVEl6Cbww

https://cher.all-rf.com/news/2019/06/04/35/italyanka-bolshe-goda-puteshestvuet-verhom-na-loshadi-iz-mongolii-v-polshu

http://m.babr24.com/?IDE=189511

https://www.yaplakal.com/forum3/topic1961215.html

TULA
https://m.newstube.ru/media/italyanka-reshila-preodolet-put-v-tysyachi-kilometrov-voodushevivshis-istoriej-13-veka

YELETZ

VORONEZH
https://news.myseldon.com/ru/news/index/210011298

https://moe-online.ru/news/society/1034856

https://m.riavrn.ru/news/tysyachi-kilometrov-verkhom-radi-legendy-v-voronezh-priekhala-italyanka-vezushchaya-strelu-mira/

https://vestivrn.ru/news/2019/04/04/iz-mongolii-v-polshu-puteshestvuyushaya-na-loshadyakh-italyanka-dobralas-do-voronezhskoi/

KALATCH Россия 1 калач

Yandex PSKOV
http://m.pln24.ru/society/342786.html?utm_source=yxnews&utm_medium=mobile

https://informpskov.ru/news/298400.html

RADIO1
https://www.raiplayradio.it/audio/2019/05/VIENI-VIA-CON-ME-del-25052019-2f16770c-da17-4650-96e9-8f9d7d17a0ab.html?wt_mc=2.www.wzp.raiplayradio_ContentItem-2f16770c-da17-4650-96e9-8f9d7d17a0ab.&wt

VYOSHENCKAYA
https://www.nvgazeta.ru/news/14488/549445/

VOLGOGRAD
https://myhistorypark.ru/news/italyanskaya-puteshestvennitsa-posetila-istoricheskiy-park-v-volgograde/?city=ros

MIKHAJLOVKA
http://mihadm.com/news/8638

VYAZOVKA
https://vpravda.ru/obshchestvo/v-elanskom-rayone-podkovali-loshadey-znamenitoy-italyanki-67773/

http://vlg-media.ru/2019/03/17/volgogradskij-umelec-podkoval-loshadej-hrabroj-italjanki/

SARATOV

https://nversia.ru/news/italyanskaya-puteshestvennica-reshila-povtorit-put-tataro-mongolov-iz-mongolii-v-polshu-ona-priskakala-v-saratovskuyu-oblast/

MARX
http://marksadm.ru/news/4473-italyanskaya-puteshestvennica-po-puti-iz-mongolii-v-polskiy-krakov-posetila-marksovskiy-rayon.html

http://pobedniy-allure.ru/2019/03/05/путешествие-итальянки-паулы-в-циксе/

YASTREBOVKA
https://saratov-room.ru/puteshestvennitsa-iz-italii-dobralas-na-loshadyah-do-saratovskoj-oblasti-87231
http://www.goldmustang.ru/news/9292.html

https://www.sarnovosti.ru/mnews.php?ID=113960

https://news-life.ru/189917782/

BARNAUL

TG3
https://m.facebook.com/watch/?v=10156189565863158&_rdr

Tremo

  1. Velikie Luki, 12 luglio 2019

Siamo in quarantena da settimane, il mio telo é stato piantato vicino al recinto dei cavalli fino a oggi pomeriggio. Oggi l’ho smontato e vado a San Pietroburgo a disintossicarmi dalla carta anche se dovrò recuperare un modulo per un documento che qui non c’è. I cavalli non ne possono più di stare intrappolati, e neanche io.

Eugenia mentre si studia il regolamento per l’importazione di equidi in CE e mi insegna le parolacce in russo. Fino a qui non ne avevo imparata neanche una.

Alla stazione veterinaria ci stanno dando una mano in tutti i modi. Eugenia, la veterinaria che si é ritrovata le carte dei miei cavalli tra le mani, non può essere contenta che io sia arrivata proprio qui a sistemare le carte. Ogni casella che riempiamo, ne saltano fuori due che sollevano dubbi da risolvere.
Un pezzo per volta: ci pensa, trova la soluzione e agisce. Non le era mai capitato un caso così complicato. Si é ritrovata a passare da me anche dopo lavoro, anche domenica pomeriggio.
Ci siamo tradotte dall’ inglese al russo tutte le clausole per sistemare il certificato veterinario per l’Europa. Un pezzo per volta salta fuori tutto e ieri sono arrivati i risultati delle delle analisi del sangue, é tutto a posto.

Escursione al laboratorio di Mosca.

Manca ancora il certificato di una vaccinazione che avevo fatto in Mongolia che si é perso per strada. É tornata in pista Yesulen che ha rintracciato il veterinario che la aveva fatta e a metà della prossima settimana dovrebbe arrivare.

Carta carta carta

Oggi comunque tutti i papiri riguardanti Custode e Чегерэ sono stati spediti a Mosca per chiedere il permesso di attraversare la frontiera, mentre loro sempre accuditi dalla gente di Пётр Петрович.

Пётр Петрович e l’arco che ha donato al viaggio.

La notte di San Giovanni

Qui il tramonto dura tre ore, a volte quattro. La vera notte in questa stagione non scende mai. Qualche stella si presenta all’appello e fugge nel giro di una mezz’ora per ripararsi dall’estate.

Alle undici e mezza

Proprio oggi inizio le trafile per la frontiera con l’Europa. Sono in un maneggio che sembra inventato apposta per farmi dipanare tutta la matassa. É pizzicato tra la città e la palude. Solo qui intorno i prati sono pascoli. Gli edifici sono dipinti di bianco. In ogni angolo Katia cura fiori tutti diversi che trasformano ogni angolo in un giardino.

I pascoli verso la palude

Stasera sono arrivati qui due camion. A bordo c’erano sei persone e tre cavalli, polacchi di Opole, diretti a Mosca per una gara. Si sono fermati qui per far riposare i cavalli. Domani a mezzogiorno devono essere a Mosca. Loro mi hanno dato qualche dritta in più. Hanno appena passato dieci ore alla frontiera e hanno ancora avuto la pazienza di sedersi a un tavolo piccolino per farmi vedere le loro carte e darmi qualche dritta.

Loro aspettano qui e non si lamentano della tregua.

Vediamo quante pedine mancano. L’idea che questo posto, questo incontro, la gentilezza con cui Petr Petrovich si interessa di appoggiarmi nella mia lotta contro la carta fossero regali di san Giovanni mi si è appiccicata alla testa.

Tra la scuderia di Piotr Pietrovich e la città