Elogio del ‘senza’

michelangelo prigioni

Un blocco di marmo come tutti gli altri blocchi di marmo di un’enorme cava di marmo.
Abbaglia già da lontano quando vedi stagliarsi le Apuane a nord delle marine.
La mulattiera si inerpica fin lassù oltrepassando castagneti che sembrano essere lì da sempre ma sono solo l’assaggio dell’eternità racchiusa nel candore delle cime.
Michelangelo sale sulla via bianca scavata a forza di picco per portare a valle le pietre che decorano gli angoli del prestigio.
Ormai conosce tutti i cavatori, gente indipendente fatta di nervi e temprata dal sole, uomini che in quel bianco riconoscono vene
e punti di frattura invisibili per chiunque altro. Indaga presso di loro per scoprire le forme nascoste nella trappola della materia. Scende a valle con un seguito di materiale.
Il suo compito è liberare da prigioni immemori lo spirito di figure che lui riconosce. Il suo scalpello restituisce spirito e corpo a blocchi di marmo che in altre mani sarebbero diventati gradini o davanzali.
In quei viaggi ha riconosciuto molti volti da riportare in luce, deve scegliere chi liberare dalla pietra. Non basterà una vita e
farli riemergere tutti.
Tensione a far emergere forme che rappresentano la sostanza di una materia inerte. Togliere, togliere e togliere tutto quello che
copre l’essenziale.
Quello che resta è essenziale.

elogio del senza

il paese delle valanghe

sbucciando una mela

Guglielmo Tell

Guglielmo Tell: (..) Vedi là le vette alpine, quegli aghi candidi che si appuntano verso il cielo?
Walter Tell: Sono i ghiacciai che di notte tuonano così forte e di notte ci mandano giù le valanghe.
GT: Proprio così e le valanghe avrebbero schiacciato da un pezzo tutto il distretto di Altdorf se la foresta lassù non vi si opponesse come un valoroso esercito.
WT: (dopo aver riflettuto) Babbo, ce ne sono di paesi senza montagne?
GT: Quando si cala giù da queste nostre alture, sempre più giù seguendo il corso dei fiumi, si giunge a una vasta pianura dove le acque dei torrenti non spumeggiano più, e invece i fiumi scorrono tranquilli e placidi: lì lo sguardo spazia libero da tutte le parti del cielo, il grano cresce in campi magnifici e vasti; e quel paese è tutto come un giardino.
WT: O babbo, perchè non ci affrettiamo a scendere in quel paese così bello, invece di stare qui ad affaticarci e a tremare?
GT: Il paese è bello e benigno come il cielo, ma coloro che lo coltivano non godono i frutti di ciò che han seminato.
WT: Non sono liberi cittadini, come te nella terra ereditata?
GT: I campi appartengono al vescovo o al re.
WT: Ma nelle foreste possono cacciare liberamente?
GT: La selvaggina e gli uccelli appartengono al loro signore.
WT: Almeno nel fiume potranno pescare a piacimento.
GT: Fiume, mare, sale appartengono al re.
WT: ma chi è questo re che tutti temono?
GT: è quello che li difende e li nutre.
WT: Non sanno difendersi da sè?
GT: In quel paese il vicino non può fidarsi del vicino.
WT: Babbo, credo che in quell’ampio paese mi sentirei allo stretto. Preferisco starmene qui con le valanghe.
GT: Infatti, figliolo: meglio avere alle spalle montagne con ghiacciai (..)

Friedrich Schiller, 1804

Gioachino Rossino GUGLIELMO TELL ouverture

recensione su www.farwest.it di Campo di Stelle

Campo di Stelle

c’è una recensione di Campo di Stelle su www.farwest.it.

Sergio Mura, un signore sardo che un giorno ha iniziato a pubblicare materiale sul Farwest americano in questo sito.
negli anni gli si è affiancata un’equipe di persone specializzate a curiosare su temi diversi relativi agli stessi luoghi e il materiale è aumentato a dismisura, generalmente corredato di autorevoli bibliografie.
Al momento, volendo sapere qualcosa di particolare sui più disparati argomenti relativi al vecchio west, consultare questo sito è un ottimo punto di partenza per avere informazioni e incontrare persone che li conoscono a fondo.
vedere la storia del mio pellegrinaggio a Santiago, vicina a così tante ed epiche gesta con tutte le loro sfaccettature, è una bella cosa.
Grazie Farwest.it

resoconto di Sentieri da lupi al CAI di Bussoleno

venerdì 25 novembre ore 21
presso la sede del CAI di Bussoleno
presentazione di
SENTIERI DA LUPI
resoconto della traversata dell’estate scorsa e riflessioni sul tema che l’ha percorsa.
si parlerà di un viaggio a cavallo e del ritorno del lupo.
protagonisti sono gli abitanti di tutto l’arco alpino cercati o incontrati per caso e hanno riempito questo viaggio di sostanza e affetto e la cavalla che ha reso possibile questa impresa.

Sentieri da lupi, resoconto dell'avventura che ha tenuto insieme gli incontri di quest'estate.
Sentieri da lupi, resoconto dell’avventura che ha tenuto insieme gli incontri di quest’estate.

2016 Fieracavalli

Naadam
Naadam. a Ulaan Baatar, una volta all’anno, i nomadi si radunano. il vero nome della città è Urga: Grande accampamento. un disegno che la ritrae intorno al 1910, la mostra come un villaggio di tende di cui non si vede la fine e le cui uniche costruzioni in muratura sono i templi e gli uffici del mercato. tutti si spostano, portano materiale, si preparano per le grandi competizioni che annualmente si ripetono. Sono i bambini che corrono a cavallo. una corsa senza fine e senza tregua che assomiglia ad un gioco e ad una battaglia. una corsa che mette alla prova coraggio e resistenza degli uomini del futuro.
e noi invece ci troviamo a Verona.

Fieracavalli è un punto di incontro di persone, cavalli e idee.

incontro e scambio

APPUNTAMENTI VOLANTI

venerdì 11
– intorno a mezzogiorno al padiglione 1 si parla di viaggio a cavallo con Ranch Academy
– ore 16: presentazione di Campo di Stelle presso la sala conferenze di Il mio cavallo al padiglione 4

sabato 12
-intorno a mezzogiorno al padiglione 1, sempre con Ranch Academy, si continua il discorso sul viaggio a cavallo

presentazione di CAMPO DI STELLE alla Libreria La Montagna

2016_10_27 ore 18 presentazione di Campo di stelle  Alla Libreria La Montagna
2016_10_27 ore 18 presentazione di Campo di stelle
Alla Libreria La Montagna

Conversazione con Enrico Camanni e Mauro Ferraris
e presentazione del libro
Giovedì 27 ottobre 2016 alle ore 18.30
Presso la Libreria la Montagna
via Sacchi 28 bis – Torino
Seguirà aperitivo / Ingresso libero

http://www.librerialamontagna.it/

  • Racconti di storie successe lungo il cammino di Santiago durante un pellegrinaggio a cavallo. Aria aperta, una meta da raggiungere, una strada da scoprire, sono gli ingredienti di una storia che è l’intreccio delle storie di ogni luogo attraversato e delle persone che in quei luoghi vivono. “Di fronte le cime di frontiera, i piedi sulla Terra di Nessuno, sali in sella e il confine ti rimane addosso. Non sei per terra e non sei per aria. In quel momento sei tu e sei tutti quelli che sono saliti in sella prima di te. Se non ci fossero stati, il cavallo si sarebbe forse già estinto. Sei tu e sei loro: cacciatore di bisonti, cavaliere della Tavola Rotonda e pony express, in un istante che non ti appartiene ma che puoi sentire.”

guerriglia di pastori, cani e lupi.

2016 08 24 Katrin Benz
Pastora
Vacherie de Saint Saveur

Katrin Benz, pastora tra Ubaye, Mercantour e Provenza.
Katrin Benz, pastora tra Ubaye, Mercantour e Provenza.

– La nebbia era tale che, solo fidandomi della memoria dei miei piedi, potevo azzardarmi a raggiungere il gregge. Ero scesa a far commissioni e stavo rientrando a notte fonda. Per fortuna potevo contare su Benoit che quando si rendeva conto del pericolo restava con le pecore, senza che nessuno dovesse dirglielo.
La frontale illuminava un metro davanti a me e le gocce sospese riflettevano un fascio di luce bianca tutto dove guardavo impedendomi di vedere cosa ci fosse davvero. In mezzo alle rocce a sinistra del sentiero ho sentito uno strano ululato, non era potente come quando i lupi cantano, sembrava strozzato come un tentativo di ululato. Ho puntato la pila nelle rocce pensando che fosse Benoit che mi faceva uno scherzo e non ho visto niente ma ne è partito un secondo e poi un terzo. Il più vicino non poteva essere arrivato da più di un metro dal mio orecchio e quel furbetto continuava a non farsi riconoscere. Gli ho tirato una pietra e si è zittito ma dopo tre passi l’ho risentito alle mie spalle.
– beh, se proprio si sta divertendo, io non mi sto divertendo per niente.

Katrin sale al pascolo con l'acqua da bere nello zaino e i cani intorno. L'erba è già secca e l'acqua scarseggia dappertutto. Lei sorride alle difficoltà e le affronta con determinazione e serenità. Con dieci litri d'acqua lo zaino pesa, dieci litri di acqua servono per bere e cucinare alla capanna che si trova a un'ora di cammino dalla sorgente più vicina.
Katrin sale al pascolo con l’acqua da bere nello zaino e i cani intorno. L’erba è già secca e l’acqua scarseggia dappertutto. Lei sorride alle difficoltà e le affronta con determinazione e serenità. Con dieci litri d’acqua lo zaino pesa, dieci litri di acqua servono per bere e cucinare alla capanna che si trova a un’ora di cammino dalla sorgente più vicina.

Ho raggiunto il gregge e Benoit era lì nel suo saccopelo infilato dentro un sacco di plastica -non era lui a fare quegli ululati smorzati- che cercava di dormire sotto la pioggia sempre più fradicia. L’ho imitato andando a mettermi dall’altra parte del gregge. Ogni tanto i cani abbaiavano svegliandoci, puntavamo le pile nella loro direzione e vedevamo i lupi scappare ma appena la pioggia mollava, tornavano. Quando erano lontani ululavano e alcune delle loro voci erano come quella che avevo sentito nelle rocce. Non era uno scherzo! Ogni volta che si avvicinavano li respingevamo ma in una notte così non sai cosa può succedere, possono uccidere delle pecore ma possono anche uccidere i cani e finchè non c’è stata abbastanza luce per contarli, ho continuato a temere per loro. Per fortuna a una certa ora diventa sempre giorno ma abbiamo dovuto rimanere lì a turno senza lasciarle mai, non è stata presa neanche una pecora.

– Ecco, ci hanno messo il lupo nero e noi dobbiamo dar da mangiare al lupo bianco per tenerlo a bada.
Quando arrivano in branco sono terribilmente furbi, si mettono d’accordo e sono capaci di istigare un cane per volta portandolo fuori tiro dagli altri per ucciderlo. L’anno scorso ne ho perso uno che non era ancora esperto e non ha avuto il tempo di diventarlo. Altre volte richiamano l’attenzione di tutti i cani su un lato del gregge e intanto uno o due di loro si occupano delle pecore sull’altro lato.
Non è così semplice come dicono, qui ogni volta che salta fuori una nuova astuzia, bisogna trovare il modo di combatterla. Ogni giorno è guerriglia.

– Finchè siamo quassù nel pulito è facile tenere sotto controllo tutto il gregge, mettendosi in un buon punto di osservazione lo si vede tutto. A settembre scendiamo a mangiare l’erba della montagna bassa che è tutta nel bosco. Lì non si vede mai bene tutto e la nebbia non si fa attendere, se manca un paio di pecore non te ne accorgi finché non vai a cercare proprio quelle lì e magari sono state mangiate un paio di settimane prima in un vallone inaccessibile. Là sotto non si vede niente. Le perdi e basta e non puoi neanche richiedere i risarcimenti perché se non c’è il cadavere appena ucciso nessuno è in grado di accertare che una certa pecora è stata uccisa proprio dal lupo e se non trovo i resti, sono io che non sono capace di fare il mio mestiere.

Katrin e Sarah sistemano l'equipaggiamento dei cavalli prima di affrontare la parte più selvaggia del sentiero che porta alla Vacherie in un'ora di boschi, rii e praterie
Katrin e Sarah sistemano l’equipaggiamento dei cavalli prima di affrontare la parte più selvaggia del sentiero che porta alla Vacherie in un’ora di boschi, rii e praterie

Queste storie Katrin me le raccontava mentre mangiavamo il ratatouille in scatola scaldato sul fornello della capanna alta, proprio sotto la vetta di Mont Saint Saveur.
Katrin è uno spirito libero, nessuno la imbriglierà mai, vive con gli animali da sempre e sia con loro che con le persone si comporta con rispetto. È il rispetto in persona e questo la rende una donna libera.
Raccontava queste storie ridendo della fatica e dell’assurdità della sua situazione. Lei sa di essere come il lupo e come la pecora e ama le sue pecore ma ammira anche i lupi da cui deve difenderle, i suoi cani sono per lei amici preziosi e l’idea di perderne anche uno solo le fa mostrare i denti a chiunque voglia portarglielo via.
È una delle persone più sensibili e forti che io abbia mai incontrato, quelle montagne che nutrono i suoi cavalli e le sue pecore sono parte di lei e sono scoscese e selvagge.

Katrin e Isotta di fronte alla valle della Tinèe. Se tiri una pietra dalla Vacherie, è probabile che arrivi direttamente nel fiume che scorre quasi duemila metri più in basso, per arrivare qui c'è un sentiero segnato solo dal passaggio delle mandrie che pascolano quassù, percorso a testa alta dai lupi, da Katrin e dai suoi cavalli. Da qui si vede il mare, sono le Alps Maritimes!
Katrin e Isotta di fronte alla valle della Tinèe. Se tiri una pietra dalla Vacherie, è probabile che arrivi direttamente nel fiume che scorre quasi duemila metri più in basso, per arrivare qui c’è un sentiero segnato solo dal passaggio delle mandrie che pascolano quassù, percorso a testa alta dai lupi, da Katrin e dai suoi cavalli. Da qui si vede il mare, sono le Alps Maritimes!

ps: lo stato francese, conscio del fatto che i lupi sono una ricchezza e un problema concede ai pastori diversi aiuti per affrontare la situazione.
Ogni pastore può scegliere due tra i seguenti aiuti:
– reti per costruire i recinti per il ricovero notturno delle greggi
– l’80% dello stipendio di un pastore dipendente che aiuta a guardare gli animali
– cani da guardiania
Katrin ha scelto di farsi aiutare da una persona e di richiedere le reti per i recinti. I cani preferisce sceglierli e allevarli lei come ha seempre fatto.

 

o venerabili abitanti delle montagne!

2016 08 21 Benoit
Cabane de la Moutiere

Giorno di stelle alpine, notte di stelle cadenti. A luglio Benoit fa pascolare le 1500 pecore che gli sono affidate dall’altra parte del crinale, da fine agosto a settembre fa base alla Cabane de la Moutiere dove pensavo di passare la notte.

Benoit, musicista, ventidue anni, due anni in caseificio in Queyras, tre anni da pastore, per un allevatore camarguese, un sentimento per le montagne che ama vissuto fino al midollo e un animo sensibile e fertile di idee e sogni. La stella dei pastori lo guarda da lassù, lo vede infreddolire la sera, lo vede mettersi maglione, sciarpa e cappello e chiedersi: - come faccio a fare il pastore, io che ho sempre freddo? Forse dovevo andare a vivere in città! La stella dei pastori sa molte cose ma non gli risponde.
Benoit, musicista, ventidue anni, due anni in caseificio in Queyras, tre anni da pastore, per un allevatore camarguese, un sentimento per le montagne che ama vissuto fino al midollo e un animo sensibile e fertile di idee e sogni. La stella dei pastori lo guarda da lassù, lo vede infreddolire la sera, lo vede mettersi maglione, sciarpa e cappello e chiedersi:
– come faccio a fare il pastore, io che ho sempre freddo? Forse dovevo andare a vivere in città!
La stella dei pastori sa molte cose ma non gli risponde.

– È da quando i lupi gli hanno attaccato il gregge che non lo vediamo. Non troverai nessuno lassù. Se fosse passato per andare alla Moutiere, lo avremmo visto passare.
Di solito dove ci sono le capanne dei pastori c’è un pezzo di terra in piano e dell’acqua, pascolo per Isotta e montagne ‘finchè ne vuoi’. Salgo lo stesso. È già il tramonto.
La porta è aperta e nel recinto di rete a monte della casa c’è il gregge.
– buonasera!
– Buonasera! Ma ci conosciamo?
– No, è la prima volta che passo di qui, mi hanno detto che non avrei trovato nessuno!
– Infatti sono appena arrivato.
– Posso accamparmi qui?
– Sì
– Mauro mi ha detto di voler fare un salto qui da te, dopo aver spostato le pecore al recinto della notte
– Allora devo scendere a prendere qualcosa per festeggiare!
– Non ti preoccupare di niente, ho il cilindretto pieno di viveri e ho comprato il pane al forno.
Benoit è passato da una valle all’altra con millecinquecento pecore senza che nessuno se ne accorgesse. Non ha niente ma nella sua capanna c’è un lavandino da cui esce acqua di sorgente. Non c’è la luce elettrica ma c’è un bel mucchio di legna da spezzare per accendere un bel fuoco. Quando entriamo in casa Isotta si mette davanti alla porta, quando andiamo vicino al fuoco, ci segue e si mette in cerchio con noi.

Cabane de la Moutiere
Cabane de la Moutiere

Aspettiamo Mauro guardando il fuoco e Benoit mi racconta cosa gli è capitato la settimana scorsa.
– il gregge si è messo a girare verso un vallone, vedevo la maggior parte delle pecore ma qualcuna rimaneva dietro il costone. Era un pomeriggio molto caldo e non c’era una nuvola.
– Tutto tranquillo
– Di colpo le pecore hanno cominciato a correre all’impazzata andando tutte dietro al costone e in quel nulla il lupo è riuscito a ucciderne due e ferirne una terza al punto che abbiamo dovuto ucciderla.
– Il padrone non vuole prendere cani da protezione e neanche io vorrei dover guardare cosa combinano cani del genere. Abbiamo deciso di spostare qui il gregge in anticipo, il pascolo è più aperto in questa valle e montiamo un doppio recinto per la notte con le reti alte. Il lupo non può entrare lì.
Benoit è un musicista, un animo gentile, la scena del lupo che gli ha attaccato il gregge in pieno giorno lo ha scombussolato, non vuole più fare il pastore.
Entra in casa a prendere una sciarpa e una maglia pesante da infilare sopra al pile e la chitarra. Mentre racconta i suoi pensieri arpeggia e la valle si riempie di malinconia.
– L’inverno scorso la fidanzata mi ha lasciato, ero nella Crau a guardare le pecore. Il padrone di questo gregge ha interi capannoni dove le rinchiudiamo per tutto l’inverno. Passa l’estate a raccogliere fieno sulla sua terra. Lì in Camargue l’erba è preziosa, è marchiata con denominazione di origine protetta, viene comprata a prezzi altissimi persino dagli sceicchi che se la fanno spedire in aereo fino in Arabia. Queste pecore non vedranno mai quell’erba, gli diamo da mangiare le cose più incredibili ma non quello, quando arrivano qui sono magre e sporche perchè non escono mai.
– Ho scritto un poema ripensando agli anni in cui vivevo in Queyras e lavoravo in caseificio. Riguarda la gente di quelle montagne e di titte le montagne del mondo perchè se la gente non le custodisse, non sarebbero come vediamo. Le montagne che amiamo sono così grazie a tutte quelle persone che nei secoli hanno impiegato le loro forze e il loro ingegno per renderle come sono.
– Mischiata alla fatica della vita della gente di montagna c’è la solitudine, una solitudine talmente forte.
– Pensavo alle parole di questo poema, le spostavo e le ripensavo e un giorno all’improvviso, mentre guardavo le pecore, si è infilato un motivo nella mia testa e le parole si intrecciacano una ad una alle note come le perle di una collana.
Solitudine e malinconia si erano disciolte, lui guardava il fuoco sorridendo e intanto suonava. Ogni tanto spostavo un pezzo di legno perchè le fiamme continuassero a rompere l’oscurità. Tutte le volte che alzavamo lo sguardo vedevamo una stella cadente.
Mauro non arrivava e ci siamo mangiati le patate con i funghi. Patate con i funghi in piatti di ceramica e acqua di sorgente in bicchieri di vetro.

Focolare dietro la Cabane de la Moutiere,
Focolare dietro la Cabane de la Moutiere,

È arrivato quando stavamo per andare a dormire portando il suo clarinetto. Spunta un flauto, un altro di tonalità diversa e il loro dialogo di suoni raccontava più storie di mille libri. Suonavano insieme, i lupi erano scomparsi e c’erano solo più le grandi montagne che ci circondavano e che una ad una venivano illuminate dalla luna finchè tutta la valle è diventata d’argento.
Mi sono infilata nel sacco a pelo, Isotta si è coricata vicina a me e loro suonavano ancora.

Gli ‘Indignès de l’Ubaye

2016 08 20 Pierre Charpenel
Sindaco
Barcellonette

PIerre Charpenel è sindaco di Barcellonette, dopo una vita da imprenditore in grandi città, è tornato al paese dei suoi lasciando tutto per aprire un'attività condotta con la moglie fino al momento della pensione. Da quel giorno ha messo il suo tempo al servizio dei cittadini del'Ubaye e tra le sue scelte c'è stata quella di divulgare gli aspetti problematici dovuti al ritorno del lupo.
PIerre Charpenel è sindaco di Barcellonette, dopo una vita da imprenditore in grandi città, è tornato al paese dei suoi lasciando tutto per aprire un’attività condotta con la moglie fino al momento della pensione. Da quel giorno ha messo il suo tempo al servizio dei cittadini del’Ubaye e tra le sue scelte c’è stata quella di divulgare gli aspetti problematici dovuti al ritorno del lupo.

Nel luglio 2011 a Martinet il mio amico Yves ha subito il primo attacco di lupi dell’Ubaye. Dalla sera al mattino si è ritrovato con ottanta pecore sgozzate di cui era stato mangiato ben poco.
Il gregge era nei prati vicino al paese e quel momento ha scosso tutti. Quando sono andato a trovarlo piangeva. Un lavoro come quello dell’allevatore non può prescindere dal legame con gli animali. Senza un legame il gregge non regge. È una cosa difficile da capire per chi considera la produzione come cifra e magari i macellai come assassini. Sono storture dovute al progresso centrato su pianure e città.
Il secondo attacco è stato a Pra des Chevre, proprio sotto gli impianti di risalita e in una notte sono state uccise 20 pecore. Anche lì ero presente al momento del l’accertamento e questo guardiaparco che era venuto a verificare i morsi prendeva una pecora per volta, la girava, la misurava e annotava i particolari sul suo taccuino senza fare una piega.

Il lupo è arrivato in Mercantour nel 2002, dicono che sia arrivato da solo risalendo l’Appennino valle per valle ma non ci crede nessuno. Il lupo è stato portato. Non è un ritorno naturale. Lo hanno liberato e se ne sono stati zitti zitti, hanno aspettato che si insediasse e poi hanno sparso la notizia.

Il lupo l’ho visto, in inverno gira indisturbato per le borgate per avvicinarsi alle stalle, non è difficile incontrarlo.
Abito fuori dal paese e per arrivare a casa percorro una strada nel bosco dove non c’è molto passaggio. Una volta per poco non ne ho schiacciato uno con la macchina. Erano tre giovani che correvano, sono rimasti abbagliati dai fari quando li ho raggiunti dietro una curva e l’ultimo me lo sono trovato proprio vicino. Mi sono fermato immediatamente per informare gli allevatori a monte e a valle della strada di fare attenzione.

Gli ‘Indignè de l’Ubaye’
Vengo da una famiglia di Barcellonette. Mio padre e mio nonno hanno cercato fortuna in città e io stesso sono stato imprenditore. È d’arte generazioni che la vita della nostra famiglia non è più legata agli animali.
Quando ho scelto di tornare qui ero ormai un cittadino e sarebbe stata una presa in giro fingere di non esserlo. Da cittadino potevo comunque mettermi in gioco in favore di chi non ha mai lasciato questa valle e ha continuato a vivere di pastorizia sugli alti pascoli.
Il ritorno del lupo e la desolazione sul volto di Yves mi hanno portato a prendere una decisione. Ho deciso di fondare un’associazione formata da cittadini come me che non avevano più nessun legame con la terra e che si schieravano in linea di un manifesto che descrive lo scenario conseguente alla presenza di questo predatore sulle nostre montagne.
Il paesaggio che vediamo è opera dei nostri antenati che lo hanno modellato a forza di gambe, di schiene e di braccia. È in via di estinzione a causa dell’abbandono dovuto all’industrializzazione. Chi continua a scegliere di vivere qui con gli animali si deve destreggiare con ricrescita del bosco che assedia i pascoli da ogni lato continuando ad avanzare, sentieri che crollano, burocrazia, limiti dovuti al parco e adesso anche con il lupo.
Il lupo investito dell’aura mistica che lo rende intoccabile agli occhi di chi vive nelle città sale nella piramide al di sopra dell’uomo. È una posizione che toglie l’equilibrio alla gestione del paesaggio di cui parlavamo prima e che deve essere protetto.

– ma negli ultimi anni ci sono stati altri incidenti?
-no, non mi risulta nessun avvenimento esagerato
– e il lupo c’è ancora?
-sì
-ci sono meno pecore?
– i numeri sono paragonabili agli anni precedenti ma molti pastori sono anziani ed è difficile prevedere un ricambio in futuro

I pascoli che circondano questa piccola capanna circondata dagli impianti di risalita di Barcellonette sono chiamati Plan des chevres. Qui c’è stato il secondo grande attacco a un gregge della zona nel 2011. In una notte sono state sgozzate una ventina di pecore di un allevatore della Crau che le faceva guardare a dei pastori salariati. All’epoca nessuno aveva cani da protezione e i pastori non erano preparati all’arrivo del lupo anche se tutti sapevano che era tornato. Quell’allevatore non porta più i suoi animali quassù ma altri hanno preso il suo posto. Ho parlato con la pastora che stava andando a controllare gli agnelli e lei non sapeva niente di quello che era successo in questo stesso alpeggio solo cinque anni fa. Lei raduna ogni sera il gregge in un vallone riparato di fianco all’alpeggio e ha due cani da protezione, ogni mattina sale al pascolo con loro. Il lupo non lo ha mai visto.
I pascoli che circondano questa piccola capanna circondata dagli impianti di risalita di Barcellonette sono chiamati Plan des chevres. Qui c’è stato il secondo grande attacco a un gregge della zona nel 2011. In una notte sono state sgozzate una ventina di pecore di un allevatore della Crau che le faceva guardare a dei pastori salariati. All’epoca nessuno aveva cani da protezione e i pastori non erano preparati all’arrivo del lupo anche se tutti sapevano che era tornato.
Quell’allevatore non porta più i suoi animali quassù ma altri hanno preso il suo posto. Ho parlato con la pastora che stava andando a controllare gli agnelli e lei non sapeva niente di quello che era successo in questo stesso alpeggio solo cinque anni fa. Lei raduna ogni sera il gregge in un vallone riparato di fianco all’alpeggio e ha due cani da protezione, ogni mattina sale al pascolo con loro. Il lupo non lo ha mai visto.

MANIFESTO

  • Fin dall’alto medioevo il nostro territorio non ha mai cessato la pratica dell’allevamento e della pastorizia. Oggi, alla fine di un lungo periodo di recessione economica e di crisi contadina, che ha determinato un grave esodo dalle campagne e dalla montagna, le attività pastorali costituiscono la base e le fondamenta del destino della vallata. Il nostro paesaggio stesso è frutto di questo lavoro da generazioni: senza allevatori, senza greggi questo patrimonio è a grave rischio.
  • Il Parco nazionale del Mercantour, alle porte del nostro territorio, è diventato un santuario di specie vegetali e animali, tutte risorse viventi delle nostre montagne. Il Parco giustifica la presenza dei lupi come opportunità per gli equilibri naturali utili nel suo vasto dominio. Ma, al giorno d’oggi, a quale finalità risponde l’espandersi del lupo al di là di quello spazio?
  • Da diversi anni, ben al di fuori dei confini del Parco, i lupi attaccano le greggi nonostante gli allevatori abbiano sempre applicato tutte le misure previste e consentite dalla legge, per evitare le loro predazioni. Queste misure, malgrado costino alla collettività una cifra non indifferente, si stanno rivelando tanto inefficaci quanto inutili. Inoltre, la regolamentazione burocratica imposta, contribuisce all’inevitabile degrado dell’equilibrio ecologico degli alpeggi.
  • La proliferazione del lupo al di fuori dei confini del Parco costituisce una grave minaccia alla continuità delle attività pastorali, alla conservazione delle greggi e dei pastori. Non è più tollerabile permettere che questa professione antica soccomba ad un tale disordine.
  • Oggidì i lupi si avvicinano sempre di più ai luoghi nei quali vive la gente di montagna. La letteratura storica lo dimostra: i lupi portarono grave danno alle greggi come agli uomini negli anni passati. L’espansione dell’areale del lupo potrà, senza dubbio entrare in conflitto con le attività escursionistiche. L’economia del turismo non deve essere alterata da animali che hanno “dimenticato” che l’uomo fu un tempo loro predatore.

Per questi motivi è stato creata, da persone che non sono direttamente legate al mondo della pastorizia, una libera associazione che si avvale della legge del 1901.
Si chiama: “IL LUPO E GLI INDIGNATI DELL’UBAYE”.

I suoi obiettivi sono i seguenti :

  •  Informare tutta la popolazione dei disastri provocati dalla presenza del lupo; recensirne i danni nel corso delle stagioni, stabilire infine i costi provocati dalla presenza del lupo al di fuori dell’area del Parco del Mercantour.
  • Sensibilizzare i cittadini affinché possano valutare il crescente stato conflittuale della coabitazione uomo-lupo ed educare i fruitori della montagna al fine di scongiurare la possibilità di drammatici incidenti.
  • Portare a conoscenza dei turisti e degli amanti della montagna la giusta realtà e le conseguenze di questa innaturale coabitazione.
  • Ottenere una maggiore giustizia da parte dei pubblici poteri nella soluzione dei contenziosi provocati dal vagare dei lupi.
  • Creare una partnership con altre assocuazioni che condividono identici obiettivi nelle altre vallate, sia francesi che italiane, mantenere relazioni con i protagonisti della pastorizia, delle associazioni degli allevatori, e, beninteso, i professionisti responsabili della Camera d’Agricoltura delle Alpi dell’Alta Provenza.

IL LUPO E GLI INDIGNATI DELL’UBAYE

Un gruppo di persone residenti nella valle dell’Ubaye a fronte delle gravi preoccupazioni generate tra la gente a causa dell’espandersi dell’areale del lupo al di fuori della zona del Parco del Mercantour e sulla spinta dell’evidente necessità di porre regole certe all’aggravarsi di questo fenomeno, prima che iniziative personali, surrettizie e arbitrarie vengano intraprese da parte di pastori esasperati, hanno creato l’associazione “GLI INDIGNATI DELL’UBAYE”.

L’associazione: è presieduta dal Daniel Spagnou, deputato del dipartimento delle Alpes de Haute Provence ed il consiglio direttivo è composto da Michèle Evin di St Paul-sur -Ubaye, Monique Isaia di Meolans-Revel, Daniel Maitre di Jausiers, Pierre Martin-Charpenel di Barcelonnette, Yves Mazoyer di Jausiers e Christian Michel di S.Vincent-les-Forts.

Lo spirito dei fondatori: La loro azione è disinteressata e non corporativistica in quanto nessuno è allevatore, non sono motivati da alcuna idologia, agiscono semplicemente mossi dal buon senso a fronte delle flagranti ingiustizie nate dalla presenza dei lupi che minacciano gravemente il mondo della pastorizia.

Questa secolare attività presente “ab immemore” sulle nostre Alpi fa parte del nostro patrimonio umano, storico e naturale, occorre proteggerla e incoraggiarla, la qualità stessa del nostro ambiente ne dipende.

In questo spirito essi intendono portare il loro sostegno morale a pastori e allevatori sensibilizzando la grande maggioranza della popolazione dell’Ubaye e tutti coloro i quali frequentano la nostra valle, affinchè i pubblici poteri si impegnino a prendere le giuste e opportune misure nei confronti di un sì grave problema.

Inoltre essi cercano anche l’appoggio delle amministrazione e delle associazioni interessate in Italia, nelle valli, nei comuni, nelle comunità montane, onde cercare una strategia comune e comuni istanze da portare davanti alle autorità preposte dei due paesi e presso la Comunità Europea.

Ecco le coordinate dell’Associazione:

Le loup et les Indignés de l’Ubaye, Maison de la Vallée, 4 av. Trois fréres Arnaud 04400 Barcelonnette.
E.mail: contact.loup.ubaye@gmail.com  O    p.mc@wanadoo.com

L’arrivo sulle Alpi francesi di lupi di origine italiana ha brutalmente modificato le regole della pastorizia imponendole pratiche e metodologie da tempo dimenticate.

Ma dopo oltre vent’anni queste metodologie si sono rivelate inutili e insufficienti. Non soltanto queste rimettono in discussione la pratica dell’alpeggio, periodo di risorse indispensabile sia per gli animali che per gli uomini, ma si rivelano assolutamente inefficaci se riferite al tasso di predazione in costante aumento. Soprattutto degradano  seriamente l’immagine della pastorizia a frone degli altri utilizzatori della montagna: i cani di protezione sono spesso causa di liti e conflitti, oltre che soggetto di rischio per gli escursionisti, il raggruppamento notturno delle greggi provoca degrado del suolo e inquinamento.

Il colmo per una attività preoccupata del buon utilizzo degli alpeggi…”

Marc Vincent in “Les alpages à l’épreuve des loups”

il lupo e le Alpi. addosso al futuro.

Enrico Camanni, alpinista e scrittore.

l’ultimo capitolo del suo ultimo libro ‘Alpi ribelli’, edito da Laterza è dedicato al lupo: l’ultimo ribelle.

Enrico Camanni, 'Alpi ribelli' unviaggio attraverso le Alpi raccontando le storie di quelli che con un punto di vista indipendente e a volte imprevedibile, hanno messo alla ribalta angoli di mondo selvaggi e spesso sconosciuti
Enrico Camanni, ‘Alpi ribelli’ unviaggio attraverso le Alpi raccontando le storie di quelli che con un punto di vista indipendente e a volte imprevedibile, hanno messo alla ribalta angoli di mondo selvaggi e spesso sconosciuti

che cos’è il lupo?
Il lupo è sicuramente il selvatico.
Da un lato è il fascino del selvatico:
Cosa mi ha spinto alla montagna è sicuramente il fascino della natura selvaggia, non sono le pareti o le grandi imprese  e il lupo è sicuramente il simbolo di tutto questo.
Dall’altra parte è il selvatico che ci fa paura: quella parte di noi che non conosciamo né vogliamo conoscere fino in fondo.

è una figura in chiaroscuro, può essere la cosa più ancestrale del mondo, ma può anche essere attualissimo perché ne sentiamo la mancanza: diventa la mancanza dell’aspetto selvaggio nel nostro modo di vivere. Il lupo ci interpella su questo, con tutte le sue contraddizioni.
è anche un ostacolo: uno che mangia le pecore, uno che dà fastidio, uno che non c’entra niente con il nostro modo di vivere e sconquassa un po’ le nostre certezze.

hai esperienza di incontri con il lupo?
purtroppo no e mi dispiace perché l’incontro è quello che materializza l’immagine, così è stato con gli stambecchi e i camosci, con l’orso nel Parco Nazionale d’Abruzzo, l’aquila, il gipeto. Sono tutti incontri che lasciano una sensazione forte.
Forse è anche un bene che non sia mai accaduto, posso sempre sperare di incontrarlo, magari sarà una delusione, magari è piccolino,

persone a cui vuoi bene che lo hanno incontrato? cosa ti hanno fatto arrivare del loro incontro?
no, al volo mi ricordo una cosa, una giovane madre di Prali che diceva: ‘noi non abbiamo niente contro il lupo, ma quando i bambini vanno in piazza al mattino ad aspettare il pullman e ci sono i lupi che vanno a rovistare nei bidoni della spazzatura, fa un po’ impressione. Ormai il lupo è una presenza a suo modo domestica.
Per un abitante di Pinerolo è un’idea impensabile che il lupo conviva con i propri figli, Prali è poco distante.

che cos’è la paura del lupo?
La paura di un essere che non può farci niente è irrazionale. Una volta si pensava che mangiassero i bambini, ma questo non accade, almeno nel nostro mondo.
è la paura dello sconosciuto che vive nei boschi. L’uomo selvaggio, personaggio mitico di cui si raccontava una volta, fungeva da mediatore tra il mondo selvatico e quello domestico. Oggi non abbiamo più bisogno di mediazioni, sembra che tutte le nostre tecnologie possano permetterci di tenere tutto sotto controllo, anche in montagna. Non è così e il lupo rappresenta tutto quello che non padroneggiamo.
Le altre paure le trovo molto infantili. Chi pensa di poter essere attaccato dal lupo rimarrà deluso, è difficile che succeda. Non è una paura reale, è la paura di qualcosa che non si conosce né si gestisce. Il lupo fa quello che vuole lui e si porta dietro questa brutta fama. In realtà tutti gli animali selvatici fanno quello che vogliono, il lupo è più evidente perché è un carnivoro e quindi è anche più dominante nella gerarchia.

Il lupo ci pone dei limiti che il capriolo, mangiando l’insalata degli orti, non ci pone.  Ci mette in crisi come civiltà. è un pezzo dell’equilibrio naturale che contrasta con il nostro modo di vedere il mondo. Noi ci consideriamo superiori a tutto il resto e possiamo annientare tutto il resto. Fin dall’antica cristianità l’uomo si sente superiore, deve dominare la natura. Prima aveva strumenti che gli davano un limite, oggi siamo in grado di spianare il Cervino, prosciugare un lago, spostare un fiume. Con un colpo di fucile, lo si può abbattere, non farlo è come cedere le armi di fronte a un concorrente. L’uomo non ha concorrenti reali.

quindi abbiamo paura della competizione con lui?
No, abbiamo paura di questo animale che fa quello che vuole lui, che non segue regole, non è arginabile, si infila, un essere libero tutto sommato, quello ci fa paura.
Viene in piazza a rovistare nei cassonetti e con la stessa disinvoltura si mette alle calcagna di un capriolo per nutrirsene. è un carnivoro: mangia gli animali, non erba e foglie.
Sulle Alpi non ci sono molti carnivori, c’è l’orso nelle Alpi orientali, il lupo e i cacciatori del cielo: l’aquila, il gufo, il falco che fanno meno impressione perché abitano un altro spazio, mentre il lupo occupa il nostro sui sentieri delle montagne su cui camminiamo anche noi. Come in Africa ci fa paura il leone.
Il carnivoro non è un animale docile, cervo e camoscio non ci fanno paura perché li reputiamo innocui.

Museo delle Alpi al forte di Bard: l’orso da Est e il lupo da Ovest sono il ritorno del carnivoro sulle Alpi, all’orso gli sparano, al lupo vorrebbero sparargli. Il ritorno dei carnivori sulle Alpi crea dei problemi reali, non solo immaginari.

cosa pensi degli abbattimenti (come soluzione, come possibilità)
siamo parte della natura di cui abbiamo snaturato gli equilibri. quando il lupo eccede turba equilibri già snaturati e che occorre controllare. Se questo è possibile con gli altri selvatici, può esserlo anche per il lupo. Non è che abbia più dignità di un erbivoro. Prima però bisogna capire qual è il punto di equilibrio, fare il possibile per evitare l’uccisione a meno che non sia necessaria. Se si uccidono le mucche per mangiarle, è normale che si possano uccidere i lupi. Pensare che il selvatico non si uccide e il domestico sì è una visione distorta. Non si può uccidere il lupo per piacere. Per piacere non andrei ad uccidere nessun animale ma quando va regolamentato, si regolamenta. Come con gli altri animali, si può fare con il lupo. Sicuramente ci sono più problemi.

I francesi ne hanno già abbattuti, gli svizzeri anche. Ci sono zone dove si è investito molto sulla pastorizia, soprattutto ovicaprina, è difficile pensare che in quelle zone si concentri una popolazione di lupi eccessiva.

immaginarsi i pastori con il fucile per difendersi?
No, così sarebbe il farwest. Il lupo è un amico e nemico di tutti, non è che sia solo di qualcuno: come la montagna non è dei montanari e torino non è dei torinesi. Certe cose sono dell’umanità. Dev’essere qualcuno superpartes a decidere e non può essere un singolo a cui gira storto a decidere se mantenerle o abbatterle. Questo vale anche per le cose inanimate. La proprietà è mia fino ad un certo punto: il Cervino non è di quelli di Cervinia e Venezia non è dei Veneziani. L’idea che il lupo sia il nemico di chi ha le pecore è giusta fino a un certo punto, non può essere il pastore a farsi giustizia. Ci vuole qualcuno che abbia una visione più ampia della situazione.

Siamo davvero in grado di dominare illimitatamente la terra? No, abbiamo già superato il limite. Il lupo ci pone questa domanda ed è per questo che ci mette in difficoltà.
è un limite che si può infrangere facilmente, di fronte al riscaldamento globale siamo davvero inermi, il lupo lo possiamo eliminare, basta spargere un esercito sulle montagne con questa missione! è un limite che ci dà una visione più corretta sul nostro essere, se vogliamo far parte di questa natura.

relazione futuro delle Alpi e futuro del lupo?
Da un lato abbiamo portato la città in montagna trasformandola in periferia urbana, poi ci siamo accorti che questo modello in montagna non funziona.
Dall’altro lato le abbiamo intese come il bel mondo passato, quasi un grande museo e di nuovo la visione è molto funzionale alla città. Il cittadino vuole ritrovare in montagna le cose che ha distrutto altrove. Sono due modi totalmente perdenti, non reggono.
La terza via: dobbiamo creare sulle alpi un laboratorio di sviluppo sostenibile perchè è un mondo che ci viene letteralmente addosso se non è curato in modo sostenibile. Ci viene addosso con le alluvioni, con le frane e anche con il lupo, con il selvatico che reclama un suo spazio.
è un bellissimo simbolo.

fuoco acceso telo tirato cavallo sazio per unire nella stessa avventura uomini cavalli e montagne