Il battesimo di Giulietta

Vittorio ZambaldoDal 1870 non si vedevano più lupi in Lessinia.
Vittorio Zambaldo è giornalista. Scrive per L’Arena, il quotidiano di Verona. È una persona che oltre a saper studiare per sua sensibilità le faccende dell’anima, sa anche camminare e apprendere. Si guarda intorno, guarda le persone e le ascolta.
Quell’inverno si sapeva che un lupo che era partito dalla Slovenia si era messo a camminare verso sud ed era arrivato in Lessinia. Il radiocollare registrava la traccia dei suoi percorsi e ogni sei ore la inviava aggiornando sui suoi movimenti.
Un giorno gli arrivò la notizia che dove era passato Slavc c’era una doppia traccia. In alcuni momenti i due animali camminavano uno sulle peste dell’altro, in altri momenti trotterellavano affiancati. L’altro animale poteva essere un altro lupo maschio o femmina o un cane. Poteva essere.
– Direttore, ha sentito di quella doppia traccia dove è passato Slavc?
– Sì
– Solo due innamorati possono andare a passeggiare fianco a fianco nella neve come quei due animali. Slavc qui a Verona ha trovato forse la sua Giulietta?
Lui ha sempre aggiornato il giornale in modo ligio, senza anticipare né esagerare nulla che non potesse essere comunicato. Quella volta non era riuscito a domare la sensazione che gli assicurava che l’altro candide che camminava al fianco di Slavcz era una femmina e, visto che quella parte della Lessinia è in provincia di Verona, il giorno dopo sul giornale c’era scritto che Slavc aveva incontrato la sua Giulietta.
Era una cosa che non si poteva dire. Non c’era nessun dato certo. Se i fatti non lo avessero confermato, avrebbe dovuto ritrattare.
Ad agosto era stato trovato il cadavere di una lupa avvelenata in pessimo stato, denutrita, con evidenti segni di un laccio intorno al collo da cui probabilmente era riuscita a liberarsi prima di finire sul boccone che l’aveva uccisa. Era di origine italica. Che fosse Giulietta?
Non era Giulietta. Il branco che viaggia oggi da est a ovest attraverso la Lessinia è nato da quella passeggiata.

Davide Berton

Davide Berton. Coordinatore dei responsabili Grandi Carnivori del CAI  e responsabile per Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Nel nostro piccolo facciamo del nostro meglio per fare da anello di congiunzione tra le persone comuni che frequentano la montagna e la ricerca scientifica.

Davide Berton e le praterieIl lupo è prezioso per l’ambiente come gli altri elementi che ne fanno parte, sia l’abete che il capriolo. È più problematico, per arrivare a una convivenza tra uomini che frequentano le montagne e grandi carnivori occorre formazione. I compiti che stiamo adempiendo da volontari riguardano la raccolta di segnalazioni e il creare una cultura positiva tra i soci, rispetto a questi animali. In pianura è sempre più semplice parlarne, vicino alle montagne è sempre più delicato. In genere gli anziani quando si tocca l’argomento tagliano corto e non ne vogliono sapere.
La difficoltà più grossa per le segnalazioni è che devono arrivare in tempo utile ed essere precise per la localizzazione e l’accertamento del personale scientifico. Dopo una settimana che una carcassa è esposta a tutti gli animali che passano, diventa molto difficile accertarsi da chi è stata predata.
In Cansiglio l’ultimo lupo è stato ucciso nel ’29 ed era un elemento in dispersione perché già allora non se ne sentiva parlare da anni. Riabituarsi a gestire una difficoltà è molto più impegnativo che dimenticarsene quando il problema non c’è.
Stiamo allestendo una mostra di una ventina di pannelli sui grandi carnivori delle Alpi per poterla esporre nelle sedi CAI da utilizzare come strumento di informazione oltre ai convegni.
Il progetto Life wolfalps ha un termine di tempo oltre il quale i lupi ci saranno comunque. Stiamo organizzandoci perché tutto questo lavoro non sfumi allo scadere del progetto. Essendo il CAI su base volontaria è più facile ma richiede un grande impegno. Ciascuno di noi ha il suo lavoro e la sua famiglia. Sul territorio nazionale siamo sei responsabili e ci occupiamo ciascuno di una vasta regione. L’intenzione è di tenere insieme una rete omogenea, anche se poi ciascuno esprime la propria individualità.

 

Piergiovanni Partel

Incontro con Piergiovanni  Partel. Responsabile del Settore Ricerca scientifica e conservazione del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino

Non ci si può far condizionare da piccole situazioni quando si parla di convivenza tra selvatico e civile.

Piergiovanni Partel e Candido, pastore del Lagorai, mostrano sulla mappa le zone di pascolo.
Piergiovanni Partel e Candido, pastore del Lagorai, mostrano sulla mappa le zone di pascolo.

I lupi che sono passati sicuramente di qui negli anni scorsi sono Slavcz e un altro che era stato segnalato più volte in Val di Fiemme a cavallo del 2006-2007, ma le cui segnalazioni non avevamo trovato riscontro sino al 2009 quando le indagini eseguite su un teschio rinvenuto in loco hanno dato esito positivo. Prima di soccombere alla solitudine aveva anche compiuto predazioni su domestici che erano state imputate a cani vaganti, visto che nessuno immaginava che ci fosse davvero un lupo in Val di Fiemme. Dalle analisi del teschio si è potuti risalire alla sua origine dinarico-balcanica.
Adesso c’è più movimento anche in queste montagne.
Ieri è arrivata una foto scattata tra baita Segantini e il passo Rolle, è da verificare ma è verosimile. Sono arrivate altre segnalazioni dal Grappa e dall’altopiano di Asiago e uno è stato ripreso da una fototrappola nel parco delle Dolomiti Bellunesi sul confine tra Trento e Belluno. Inoltre nel mese di aprile un lupo giovane è stato investito in Valsugana. Potrebbero essere giovani in dispersione dalla Lessinia.
Occorre verificare tutte le segnalazioni perché sono molte di più dei lupi, possono essere cani, cani lupi cecoslovacchi o lupi ripresi in altri posti. Una volta che il dato è certo, è importante comunicarlo. Le persone che possono essere interessate all’argomento come pastori o cacciatori sono molto informate e se dalle stesse è giusto pretendere correttezza allo stesso tempo bisogna essere corretti nei loro confronti.
Ci sono diverse categorie di allevatori, a seconda delle modalità gestionali che adottano rischiano di subire di più o di meno da un eventuale ritorno del lupo in quest’area. Ancora non è arrivato ma per come stanno le cose è certo che torni.
Ci sono pastori professionisti che hanno più mille capi e li sorvegliano giorno e notte, sono quelli che rischiano di meno. Gli allevatori che, quando sono in malga, tengono oltre ai bovini anche pecore, che lasciano sui pascoli alti dove vanno a controllarle giornalmente e gli hobbisti che hanno piccole greggi di alcune decine di capi che lasciano al pascolo in terreni di uso civico, rischiano molto di più.
Il valore di una pecora recuperato con i risarcimenti è spesso ritenuto inferiore al suo valore reale, soprattutto per persone che, avendone poche, danno un significato che va oltre al prezzo della carne ai loro animali.
Quando l’orso danneggia un arnia, il valore che gli viene restituito è più facile da calcolare e spesso lascia gli animi in pace.
In ogni paese dove si ha a che fare con numeri elevati di grandi carnivori le misure che si prendono per regolarne i numeri sono più o meno analoghe. In Italia il pensare di gestire la popolazione di lupi in modo attivo anche attraverso pochi prelievi mirati diventa molto difficile perché non si riescono a conciliare le posizioni dei fronti più estremi: come ad esempio alcune posizioni del mondo venatorio e dell’allevamento che si sentono minacciate dall’arrivo del lupo e da alcuni settori ambientalisti che non sono in grado di rendersi conto che il prelievo mirato di alcuni individui può essere a vantaggio della specie.
Quando, al convegno del progetto Life wolfalps, Luigi Boitani ha espresso la necessità di considerare la possibilità degli abbattimenti, la stampa gli è volata addosso. Nel momento in cui lui, che è una delle persone che negli anni settanta hanno portato la stessa opinione pubblica a rivolgersi a favore del lupo, ha prospettato l’idea dei prelievi, è diventato il nemico del lupo.
Parlare degli abbattimenti del cervo quando rovina il bosco desta meno perplessità che del lupo e degli altri grandi carnivori come orso e lince.
Bisognerebbe che nella gestione dei grandi carnivori fossero coinvolte persone con una visione più ampia possibile delle questioni che riguardano la loro presenza. Al mondo c’è il lupo e anche la pecora, il pastore, il cacciatore, l’ambietalista, come pure il filosofo. Per tenere tutti in piedi bisogna guardare da lontano.

Elio De Silvestro, guardiaparco della foresta di Paneveggio

Questo territorio sembra selvaggio ma non lo è. Ogni anno il centro visite vede passare venti cinquemila persone. La Val Veneggia vede passare decine di migliaia di persone. Il lupo è un animale selvatico. Nonostante tutta la selvaggina che potrebbe trovare, qui c’è troppo traffico.

Elio è guardiaparco: gli ho proprio chiesto se non era guardaparco! Non ha animali e non ha mai avuto animali, lui è della foresta, della Foresta di Paneveggio che è sempre stata demaniale anche quando non era parco, era dell’Impero Austroungarico. Mi trovo in provincia di Trento e anche sotto l’Impero, qui si è sempre parlato italiano. La gestione del territorio del Parco è sempre stata sotto il demanio e le Regole.

Elio De Silvestro, guardiaparco della foresta di Paneveggio
Elio De Silvestro, guardiaparco della foresta di Paneveggio

L’animale più rappresentativo della foresta è il cervo che era stato reintrodotto con l’istituzione del parco. I primi esemplari erano tenuti sott’occhio in un recinto che si trova sotto il centro visite e che continua ad ospitarne una trentina. Oggi su tutto il territorio se ne contano quasi duemila, in primavera si muovono in mandrie numerose, anche cento elementi insieme.
Negli anni si è studiata questa popolazione per capirne i movimenti e ne sono risultate tre tipologie: ci sono animali che nascono, vivono e muoiono nello stesso posto. Altri che hanno migrazioni stagionali: molte femmine vanno a passare l’estate nelle dolomiti bellunesi e tornano tutti gli anni per il bramito. Altri ancora se ne vanno e non tornano più, in genere sono maschi giovani.
Il cervo vive nella foresta ma quando c’è ne sono troppi, la foresta non si rigenera piú. Prima di spostarsi più a valle, quando comincia l’inverno, quelli che fanno le spese di queste mandrie di bovini selvatici sono i germogli di abete rosso e i cespugli di sorbo degli uccellatori che sono anche molto graditi per grattarsi le corna e nei confini del parco se ne trovano solo più di molto piccoli o di molto grandi.
Di predatori non ce ne sono, è passato l’orso, era arrivato dal passo del Valles ma se n’è andato verso la Val di Fiemme in direzione dell’Adamello Brenta ed è stato investito in autostrada. Anche a Primiero ne è passato uno, è stato in letargo vicino al paese ma stava tornando verso est e se n’è andato. L’orso, come altrove, desta disappunto tra allevatori e cacciatori.
Una coppia di linci ha girato intorno alla Val Moesa ma anche loro se ne sono andate. Il lupo che è passato più vicino è stato Slavcz che dopo aver passato una notte alla Caseria di Valles alto, ha girato a est delle Pale di San Martino senza entrare in Trentino.
Dato il sovrappopolamento di cervi, il ritorno di un predatore sarebbe auspicabile ma per ora se ne parla solo, i cacciatori non sarebbero contenti e al momento gli allevatori non sarebbero attrezzati perchè non hanno cani da guardiania.
Se vent’anni fa qualcuno avesse portato la notizia di un avvistamento di lupo in questa zona, non gli si avrebbe dato molto peso, adesso sì.
A partire dall’anno prossimo in tutta la provincia di Trento l’organizzazione della vigilanza nei parchi subirà grandi modifiche e sarà interamente affidata al corpo forestale. I guardiaparco dei parchi regionali e provinciali hanno dovuto scegliere se rimanere nei parchi con mansioni più tecniche o se spostarsi nella forestale e attenersi alla sola sorveglianza. Elio ha scelto questa seconda possibilità. Per nessuno è facile scegliere.

Tappe da Oberbuchach alle Pale di San Martino

Murzalis

Mariota e memorie di Carnia aguzza

Murzalis

Caseria Plotta

la marcia dei cosacchi vista dai pascoli di fronte

casearia Plotta

Perabech

una valle di prati e boschi

Perabech

Costalissoio

la valle incantata

Costalissoio

Pralongo

caccia al tesoro

Pralongo

Lago d’Aial

Cortina, un posto bellissimo

Lago di Aial

Frena

le Regole tengono in ordine queste valli

2016 06 14 Frena

Caseria di Valles Alto

tappa di civilizzazione per finire esattamente sulle tracce di Slavcz

2016 06 15 Caserie di Valles Alto

Aida sapeva tutto

– Qui ci sono solo orsi.

– Li hai visti?
– Sì, in Abruzzo!
– Ma come?
– Sì, sono sempre lì a mettere e spostare foto trappole e ho visto qualsiasi tipo di carnivoro possa venirti in mente di vedere da queste parti, ma l’orso no.
– E allora cosa c’entrano gli orsi?
– Tre inverni fa, quando è successo che sono caduti due metri di neve nel giro di poco, i cervi stavano tutti intorno alle mangiatoie e i più forti erano molto prepotenti, così molti giovani e gli esemplari più deboli sono morti di fame lì vicino alle mangiatoie. L’orso è arrivato, ha mangiato quelli che erano già morti e se n’è andato.
– Ma come è passato l’orso, non è passato anche il lupo?
– Sì, ma non lo abbiamo visto. C’è un collega Trentino che ne ha visto uno tempo fa, era quello con il radiocollare, quello che chiamano Slavcz.

Auronzo San Marxo

Avevo spedito ad Auronzo due mappe così come in altri posti che sapevo di dover raggiungere. Man mano sono stata avvisata dell’arrivo di tutte quelle che avevo spedito tranne queste. Avevo un numero di telefono fisso con cui cercavo di contattare la stazione forestale dove pensavo di trovarle ma non rispondeva mai nessuno. Ormai le avevo spedite e ormai stavo arrivando a recuperarle.

Il giorno in cui il pacchetto con le mappe era arrivato Aida si era fatta qualche risata sotto i baffi. Aida è il cane per seguire le tracce che vive alla stazione di Auronzo. Sono cani a cui non sfugge nulla e a lei ancora di più. Aveva visto la faccia interdetta di Alessia e aveva capito che c’era un errore nell’aria.

Persa mezza giornata per andare su e giù per il paese, mi risolvo per dirigermi verso Cortina dove poter ricomprare le mappe, c’è il cantiere della nuova ciclabile per Misurina e le piste per scendere fino in paese. Prima di arrendermi decido di andare a vedere nell’unica stazione forestale che mi era stata sconsigliata. C’era solo Aida, poi Romano, poi Stefano e infine il capo stazione. Recuperate le cartine, riparto.

2016 05 15 Marzia Verona, appunti sotto le gaggie

Prima di partire per questo viaggio, c’è stato l’allenamento. Potendo raggiungere Cumiana a cavallo, sono andata a incontrare Marzia Verona. È stato un bel l’incontro da cui sono emersi alcuni temi che toccano da vicino questo viaggio.

Dopo aver studiato alpicoltura, questa donna non ha più potuto allontanarsi dal mondo dei pastori e cerca ogni giorno di far presenti al mondo cittadino le gioie e le fatiche di chi vive in montagna con gli animali con cognizione di causa e la passione di chi ama ciò che sta facendo.

Marzia Verona, per gentil concessione
Marzia Verona, per gentil concessione

La nebbia invade spesso la valle. Con il favore del suo velo il lupo può permettersi il lusso di avvicinarsi impunito. Può essere che colpisca una pecora, magari due, se ci sono dei giovani esaltati dalla caccia e incoscienti della fatica magari sono sei o sette gli animali feriti e uccisi. Il resto del gregge si disperde, è terrorizzato e vive di panico per diversi giorni a venire.
Quando una persona trascorre l’intera estate in solitudine con ogni tempo per badare ai suoi animali in luoghi poco frequentati con ripari spesso fatiscenti e si trova osservato dal lupo che lo guarda in pieno giorno misurando la taglia delle pecore del suo gregge succede che si senta in balia degli eventi.
I danni del lupo non sono solo gli animali che vengono mangiati ma soprattutto le modifiche che si rendono necessarie nella gestione dell’allevamento. Non ci si può permettere di far nascere gli agnelli in estate perché le pecore si distanziano dal gregge per partorire in tranquillità e quando sono isolate rischiano di più. Anche se andasse tutto bene, quando gli agnelli sono poi mischiati al gregge sono sempre un anello debole, escono dalle reti, non sono allineati e rischiano sempre. Per poter avere delle nascite in estate, bisognerebbe isolare una nursery dal resto del gregge e potersi permettere una persona che ci si dedica completamente ma questo non è sostenibile.
Concentrare le nascite in autunno è altrettanto debilitante perché l’aumento dell’offerta in determinati periodi impone al mercato un abbassamento del prezzo della carne.
Il lupo non è il vero nemico del pastore, è solo quello che sembra più facile da risolvere. Le speculazioni sugli affitti per strutture , le regole sanitarie che impongono costi e restrizioni extra, i prezzi al produttore sempre più bassi per carne e prodotti caseari, la lana da buttare via perché conviene comprarla da lontano che spendere per lavarla e venderla sono nemici che non si possono combattere ma forse sono il vero lupo.
Gridare contro il lupo è un po’ come gridare contro tutte queste difficoltà che rendono impervia la vita in posti da sogno che i pastori sarebbero abituati a frequentare.

Oberbuchach

Hannis e la sua famiglia davanti alla stalla delle pecore che accudisce per e con passione. Oggi era il momento di tagliare le unghie e somministrare il vermifugo.
Hannis e la sua famiglia davanti alla stalla delle pecore che accudisce per e con passione. Oggi era il momento di tagliare le unghie e somministrare il vermifugo.

– Lupi? No, qui di lupi non se ne parla, è passato un orso l’anno scorso e si è aggirato per le montagne qui sopra ma dev’essere stato disturbato e se n’è andato.
In quel periodo mio marito ha visto una lince, è passata come un’ombra scappando per il suo arrivo. Stava mangiando i resti di una carcassa di capriolo, ma non era stata lei a predarlo, era scuoiato perfettamente e probabilmente era già stato il pranzo dell’orso.
– Si è avvicinato ai vostri animali?
– No, noi abbiamo solo mucche, ma quando si trovava in questa zona ha mangiato delle pecore su in montagna.
Dovevo cambiare itinerario, rientro in Italia già oggi, mi ero fermata per chiedere informazioni sui sentieri che avevo in mente e mi hanno consigliato di salire a questo colle anziché da Obertiliach. Mi ha offerto un gelato alla birra che ha fatto come prova, aveva tutto quello che è buono della birra, senza tutto quello che è cattivo.
Ho risellato e sono salita per un’ora sulla strada di Straniger Alm fino al primo prato.
Qui c’erano Annis e il figlio con la fidanzata che stavano somministrando il vermifugo e tagliando le unghie alle pecore.
– Sì, è stato proprio qui, mi ha mangiato una pecora, l’ha uccisa lì e l’ha trascinata fino a là sopra. L’ha scuoiata con una precisione chirurgica e quando sono arrivato c’erano solo più lo scheletro perfettamente pulito e le ossa. Mangia proprio tutto.
Ho dormito a venti metri dal posto dove l’orso ha mangiato la pecora, non ho messo le pastoie a Isotta, mi sentivo più tranquilla. Lei è andata a pascolare proprio lì, poi ha alzato di colpo la testa, è venuta di corsa vicino al telo, ha pensato per dieci minuti e si è rimessa a mangiare dall’altra parte. Sarà suggestione, a me sembra che questa benedetta cavalla sappia molte cose.
Prima del colle ci sono un rifugio e un alpeggio, i gestori sono saliti oggi per riordinare in vista dell’estate, c’era un ragazzo che ha raccontato di aver visto tracce di orso sulle chiazze di neve del sentiero alto. Sarà lo stesso?

Uberbuchach

2016 06 07 Unterbuchach

Giocosolutions

Il giorno che siamo andate a ritirare il pannello direttamente alla ditta Giocosolutions
Il giorno che siamo andate a ritirare il pannello direttamente alla ditta Giocosolutions

Ho sempre viaggiato con un vecchio telefono molto frugale, con un po’ di attenzione potevo permettermi il lusso di caricare le batterie ogni dieci o dodici giorni. In quelle occasioni bussavo a una casa, chiedevo in un bar o è anche capitato di utilizzare l’accendisigari dell’auto di qualche pastore e in qualche modo nutrivo quel povero telefono sempre fedele e sempre maltrattato.
Ogni volta le esigenze del telefono sono state occasioni per incontrare e conoscere le persone più diverse.
Questa volta, dovendo aggiornare il sito per comunicare come si svolgeva il progetto e volendo rimanere comunque in posti il più possibile lontani, avevo bisogno di corrente.
Cercavo chi mi potesse sostenere e ho incontrato Paolo che si occupa del commerciale della ditta Giocosolutions di Avigliana. In un modo o in un’altro, senza avermi mai vista prima, senza aver mai sentito niente di questa storia, mi hanno messo a disposizione il pannello grazie al quale sto tenendo le comunicazioni.
L’ho provato prima di partire ma c’era sempre il sole, in questi giorni sto scoprendo che anche con molte ore di cielo coperto, riesce a caricarsi abbastanza.
È strano dover accudire questa tecnologia, pensavo che sarebbe stata utile e lo è, ma è anche stata in grado di sopportare almeno tre acquazzoni improvvisi e un pestone di Isotta questo la rende anche adatta a semplificare quello che avrebbe potuto essere una complicazione.

L’acqua della fontana di Egger Alm

Foresta e foresta e quando sembra che la pista vada a sbattere contro la montagna davanti, volta improvvisamente a destra e comincia a seguire un fiume sempre più piccolo e infossato. Ai lati del fiume che diventa un ruscello la foresta lascia spazio a una striscia di prato disseminata di ceppaie di alberi tagliati da qualche anno, sempre più larga metro dopo metro finché non si apre in una larga valle punteggiata da mandrie di mucche, branchi di cavalli e un modesto gregge di case. In mezzo alla valle continua a scintillare il fiume che salendo diventa un lago. Ne ho perso le tracce in una torbiera brulicante a sua volta di mandrie, branchi e gregge di case. Ci ho trascorso un paio d’ore. Si stava bene. L’acqua era ferma sotto la terra, Isotta era ferma sopra la terra e riposava.

Lago di Egger Alm

2016 06 06 jht.

fuoco acceso telo tirato cavallo sazio per unire nella stessa avventura uomini cavalli e montagne