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Veleni. Pratica vigliacca.

2016 08 05 Gianabele e Luna
Guardiaparco del Parco di Avigliana e componente della squadra antiveleni delle Alpi Occidentali e il suo cane da traccia.
Caprie

Gianabele lavora nei parchi dall’Ottantotto, Po alessandrino a Valenza, Avigliana e Po torinese. Nel 2008 ha collaborato nella gestione del rifugio Barbara per due amici collegati come lui all’ambiente dei parchi.
Luna è un épagneul bretone, nata nel 2013, sembrava la più mansueta della cucciolata di suo suocero che era cacciatore. Ha cominciato l’addestramento a sette mesi non è così precisa ma non mangia quello che trova, il suo fiuto è eccezionale. Si ferma lì, si siede e aspetta.
I cani utilizzati a questo scopo vengono scelti in genere tra quelli addestrati da ricerca, ma la ricerca è rivolta a sostanze diverse: droga, selvaggina, vittime di valanghe.
Un cane della squadra antiveleno deve segnalare ogni sostanza alimentare: carne morta e resti ossei. Lei ha imparato ad avvicinarsi e sedersi lì vicino, altri sono addestrati per chiamare abbaiando. Per me questo sistema ‘silenzioso’ è comodo perché preferisco non fare troppo spettacolo quando cerchiamo i bocconi. Appena si sparge la voce che siamo all’opera, saltano sempre fuori molte distrazioni. Con lei posso arrivare sul posto indicato dalla segnalazione, farmi un’idea di cosa c’è, impacchettare quello che Luna ha trovato e cercare solo alla fine la persona che ci ha chiamati. Ormai è fatta, mancano solo le notizie.
L’abbaio inoltre dà eccitazione e aumenta il rischio che il cane arrivi ad assaggiare la sostanza che ha trovato. I cani della squadra antiveleni rischiano la vita ogni volta che escono. Succede che muoiano per aver assaggiato bocconi avvelenati. Le esche sono allettanti e pericolose.

I bocconi avvelenati sono una pratica ricorrente per diverse ragioni. C’è chi, infastidito dal cane del vicino, mette bocconi mirati a vendicarsi. C’è chi, infastidito dalla volpe o dalla faina che attaccano il suo pollaio, le elimina in questo modo. Ci sono i bracconieri che per missione decidono di far sparire il lupo: loro devono organizzarsi bene, il lupo è difficile da ingannare, l’odore umano lo insospettisce e non si fa commuovere da piccole quantità. I casi di contrasto al lupo si riconoscono dal l’abbondanza di carne disponibile e dalle quantità di veleno. L’anno scorso in un caso di questo genere abbiamo trovato in un’unica zona 18 Bocconi da mezzo chilo, sono tantissimi. Avvicinandoci al lupo avvelenato siamo entrati in un’area lugubre: prima un aquila, poi un corvo, persino un ramarro era rimasto vittima di quel l’unica azione contro il lupo, una volpe era morta con la testa nella tana e la coda fuori. Il veleno non è selettivo e in genere va a colpire individui giovani e inesperti che non diffidano ancora abbastanza dell’odore umano. Tutti gli altri carnivori che passano di lì e assaggiano ignari le esche disseminate in abbondanza, ne restano vittime. È una pratica vigliacca, forse è più dignitoso sparare.

Zwonko Kravania

Trenta 2016 06 03

Siamo al punto di partenza, in mezzo al Triglavski Narodne Park, da queste parti era stato messo il radiocollare a Slavcz, di lupi su questo versante non ce ne sono se non di passaggio, ma c’è chi li monitora da anni.

Zwonko Kravania, guardaparco del Triglavski Narodne Park dove vive ed è sempre vissuto
Zwonko Kravania, guardaparco del Triglavski Narodne Park dove vive ed è sempre vissuto

I primi lupi che hanno mostrato la loro presenza qui a Trenta sono apparsi nel 2005 2006. Era una coppia, il segnale è stato dato dalle numerose prefazioni di selvatici e dalle tracce. Anche i turisti li hanno visti in coste meno frequentate. Poi si sono spostati intorno a Stara Fuzina, in una zona dove c’era un numero considerevole di mufloni. Era inverno e oltre ai mufloni c’erano molti altri selvatici molto tranquilli intorno alle griglie di foraggi amento. Nel giro di poco erano rimasti cinque o sei mufloni.

Per il progetto Life Wolfalps, come presso tutti gli altri enti coinvolti, dedichiamo un giorno al mese a seguire tracce e prelevare fatte e urina nella neve. Il giorno del mese in cui questo accade è lo stesso per tutti gli operatori da una parte all’altra delle Alpi.
genere dopo un paio di chilometri che segui una traccia, trovi dell’urina, in inverno sulla neve è facile da riconoscerei e isolare. Campioni e informazioni vengono monitorati dal progetto.
Come formazione c’è stato un corso a Kocevje, nel sud della Slovenia, dove c’è la popolazione più numerosa di lupi.

In Slovenia esiste la pratica del l’abbattimento dei lupi in eccesso scegliendo di eliminare quei soggetti che danno più problemi all’allevamento o alla popolazione, si riduce di molto il problema del bracconaggio.
La popolazione di lupi non numeri fastidiosi e quindi gli esemplari da abbattere non sono molti, ma è contemplata la possibilità.
Il ministero dà numeri diversi per età e sesso degli animali da abbattere diverso per ogni specie e sono i cacciatori ad occuparsene. Ogni animale abbattuto viene misurato è pesato da un ispettore fino ad esaurimento di ogni categoria.
I cacciatori si tengono il trofeo, molti vanno con clienti che vengono da altri paesi.

Solo i pastori sono nettamente contrari alla presenza di grandi carnivori insieme ad alcuni abitanti di piccoli centri che li vedono aggirarsi per i paesi per mettere il naso nella spazzatura. Come danni i cervi non sono da meno, e danno altrettanto fastidio perchè spazzolano gli orti e scendono ai pascoli prima che salga il bestiame mangiando l’erba più tenera.

In novembre l’altro guardaparco che lavora su questo versante del Triglav ha avvistato una traccia, ma è stato un caso isolato, non sono più tornati.
Orso e lupo convivono negli stessi ambienti senza infastidirsi a vicenda, qui l’orso c’è ed è stabilmente insediato, il lupo no.
Il fatto che la popolazione di cervi sia in costante aumento fa pensare che anche qui stia per tornare il lupo.

Il lupo non fa paura alla gente, l’orso sì.

Una viaggiatrice a cavallo, un libro, il lupo, un sogno

Sabato 30 aprile 2016 a Valdieri, presso la sede del Parco, ore 21, 

Paola Giacomini, viaggiatrice a cavallo, presenta il libro Campo di Stelle (I Quaderni dell’Alpitrek, 2016), che racconta il suo avventuroso itinerario dalla Val di Susa a Santiago de Compostela e ritorno. Il cammino di Paola e Isotta è un affascinante percorso “fatto di caldo, buio, fughe ostacoli e gioie”, un andare e tornare lungo circa 4500 chilometri, un’esperienza a due in totale autonomia – senza tetto né letto per sei mesi –  capace di farci attraversare l’Europa secondo itinerari secondari e ritmi ormai dimenticati. Ma cosa ha a che fare il viaggio di una cavalla e della sua cavaliera con il ritorno naturale del lupo sulle Alpi? Lo scopriremo insieme: l’estate 2016 ha in calendario un lungo percorso di scoperta che avrà come punto di partenza la Slovenia, come traguardo le Alpi Marittime e lungo tutto il percorso il supporto del progetto LIFE WolfAlps…

Ingresso libero!

2016 04 30 campo di stelle