Archivi tag: mappa del mondo

La mappa del mondo 5.5

Saratovskaya trassa. Tra la strada ed il Volga, solo neve, un muro di neve più alto del garrese di Custode. L’ultimo posteriore di Custode pestava nello stesso posto del secondo posteriore di Cigherè. Avanzavamo in tre, come se fossimo uno.

In questi giorni tre anni fa, abbiamo percorso centocinquanta chilometri di questa strada. Le piste erano coperte da un metro di neve e l’unico modo per avanzare era questo. I cavalli filavano a trenta, trentacinque chilometri al giorno. Non fiatavano, non si spaventavano, non erano allegri ma neanche tristi. Avevano la faccia dell’inverno. Io intanto ho avuto modo di conoscere il mondo dei camionisti russi che sono i viaggiatori per eccellenza. Non c’è uno di loro che non abbia manifestato cavalleria e poesia e quell’attenzione del viaggiatore con cui si scambiano informazioni sulla strada, sulle condizioni dei ponti, su tutto quello che serve per andare avanti. I camionisti sono i viaggiatori di questo tempo. Hanno le loro rotte, punti di riferimento, persone che tornano a salutare ogni volta che passano. Non contano più i chilometri e le notti sulla strada. Stentano di ricordare l’ultima notte che hanno passato in un letto.

Ci fermavamo nelle aree di sosta dei camion e in qualche modo del fieno e dell’avena lì intorno, saltavano fuori sempre, mi montavo il telo e il mondo selvatico si infilava anche lì, perché si spande molto più ovunque di quanto si creda.
La piuma di aquila che è legata alla testiera di Cigherè da allora, arriva da un area di sosta per camion della Saratovskaya trassa.
Poi abbiamo incontrato i cosacchi, passato il Volga e non abbiamo più frequentato strade per migliaia di chilometri. Abbiamo ripreso i nostri meccanismi da viaggio selvatico e incontrato altre persone.
Bellissimo, ma non rinuncerei al ricordo del pezzo di strada con i camion per niente al mondo.
E’ strano come la strada permetta di sviluppare solo uno stretto nastro di mappa.
Un pochino più in là ci sono altre persone, villaggi, realtà e sogni. Dare volume ad un piccolo pezzo, lascia il resto della mappa a due dimensioni. scegliere dove passare è anche scegliere dove non passare e a volte quei mille punti interrogativi ad ogni bivio, mi obbligano ad immaginare e continuano a scorrere la propria realtà.
Vasilji, ataman dei cosacchi di Bolshevik, veterinario, maniscalco, allevatore e guida. Un vero signore sotto un berretto di astrakan

la mappa del mondo 1 di 5

la cartina è utile per trovare il cammino, ma per questo basterebbe guardarla a casa e memorizzare l’itinerario studiandolo. E’ bello portarsela dietro per poter dare un nome a cime, colli e villaggi che appaiono a distanza mentre si sale.

La mappa della Bassa Val di Susa ha preso molti temporali, l’ho stesa al sole ad asciugare, ho dovuto rattopparla con lo scotch, ho provato a cucirla, non ha più la copertina. L’ho girata in lungo e in largo, sempre a cavallo. Non sono ancora riuscita a camminare su tutti i sentieri che rappresenta, non so se ci riuscirò mai. Battere un territorio da cima a fondo per ammirare come sono belle tutte le roccette di cui avvisano le curve di livello, riposare o galoppare in tutti i prati, assaggiare l’acqua di ogni sorgente e fare il bagno in tutti i laghi é un progetto ambizioso. Il tesoro che si trova alla fine del gioco è quasi psichedelico: guardando la mappa, sembra di rivedere ogni cosa: i dislivelli si trasformano in storie, i fiumi in guadi. Il bello di non arrivare mai in fondo é che ogni volta che la guardi in quel modo, alcune aree rimangono a due dimensioni, sono quelle mai approfondite, in cui rimane campo per l’esplorazione. Non credo che mi sazierà mai. Scoprire un nuovo pascolo, una famiglia di allevatori, un cacciatore o un motociclista, una tana o un castagno ricco di secoli richiede di tornare. Non basta incontrarsi una volta per conoscersi. Torna qui e torna là, fai una strada nuova per andare nello stesso posto e al ritorno fanne un’altra. Cerchi la civilizzazione e modifichi la rotta per incontrare villaggi, la sfuggi e modifichi la rotta per rimanere in cresta. Trovare tutti i trucchi per aggirare l’autostrada, la ferrovia e le statali. Una superficie di 1200 kmq é già sconfinata. Uscire dalla cartina della Bassa Val di Susa é una scommessa: oltre certe cime é tutto nuovo, entro il perimetro tutto é in evoluzione.