Era un sogno: le Grandi Praterie intorno, fiumi con nomi leggendari, un cavallo che andava dove e come guardavo e la strada davanti.

Confidavo in quell’avventura attesa e riposta per tanti anni, ma forse era ancora il momento sbagliato. A due giorni a cavallo dal Sand Creek, ho dovuto rinunciare.
Quest’anno la forza maggiore sta alzando gli ostacoli. Sono dovuta rientrare di corsa. Devo mettere insieme molte più risorse di quante ne abbia mai messe insieme e soprattutto non devo arrendermi.

Quando stavo per partire per Santiago, Isotta Raminga ha perso l’ occhio e siamo andate avanti. L’ inverno prima della Causse de Mejean l’ho passato a curarle una ferita sul petto che le infilavo la mano intera nella carne per cambiare la medicazione. Dalla Mongolia a qui ho visto i miei cavalli in pericolo molte volte, la peggiore però è stata nell’ Appennino Modenese mentre risalivo l’ Italia per il centenario dei Parchi, quando un anziano signore ha investito Tcigheeree perché non lo aveva visto. Siamo andati sempre avanti e arrivati a destinazione. Questa volta no. Non si poteva proprio. Risolta le faccende pratiche per rientrare, mi sono trovata all’ aeroporto di Chicago e dopo dieci ore ero ad Ostia con la mia sella e le mie bisacce che hanno fatto un giro Oltreoceano.
Forse l’unico viaggio senza disastri è stato la traversata delle Alpi tra orsi e lupi. Quello più difficile, tra montagne alte e sentieri arditi. Quella volta la forza maggiore ci ha graziate.
In questo momento ho paura a mettere le mani tra i sogni. Passerà. Intanto è così.