Gli ‘Indignès de l’Ubaye

2016 08 20 Pierre Charpenel
Sindaco
Barcellonette

PIerre Charpenel è sindaco di Barcellonette, dopo una vita da imprenditore in grandi città, è tornato al paese dei suoi lasciando tutto per aprire un'attività condotta con la moglie fino al momento della pensione. Da quel giorno ha messo il suo tempo al servizio dei cittadini del'Ubaye e tra le sue scelte c'è stata quella di divulgare gli aspetti problematici dovuti al ritorno del lupo.
PIerre Charpenel è sindaco di Barcellonette, dopo una vita da imprenditore in grandi città, è tornato al paese dei suoi lasciando tutto per aprire un’attività condotta con la moglie fino al momento della pensione. Da quel giorno ha messo il suo tempo al servizio dei cittadini del’Ubaye e tra le sue scelte c’è stata quella di divulgare gli aspetti problematici dovuti al ritorno del lupo.

Nel luglio 2011 a Martinet il mio amico Yves ha subito il primo attacco di lupi dell’Ubaye. Dalla sera al mattino si è ritrovato con ottanta pecore sgozzate di cui era stato mangiato ben poco.
Il gregge era nei prati vicino al paese e quel momento ha scosso tutti. Quando sono andato a trovarlo piangeva. Un lavoro come quello dell’allevatore non può prescindere dal legame con gli animali. Senza un legame il gregge non regge. È una cosa difficile da capire per chi considera la produzione come cifra e magari i macellai come assassini. Sono storture dovute al progresso centrato su pianure e città.
Il secondo attacco è stato a Pra des Chevre, proprio sotto gli impianti di risalita e in una notte sono state uccise 20 pecore. Anche lì ero presente al momento del l’accertamento e questo guardiaparco che era venuto a verificare i morsi prendeva una pecora per volta, la girava, la misurava e annotava i particolari sul suo taccuino senza fare una piega.

Il lupo è arrivato in Mercantour nel 2002, dicono che sia arrivato da solo risalendo l’Appennino valle per valle ma non ci crede nessuno. Il lupo è stato portato. Non è un ritorno naturale. Lo hanno liberato e se ne sono stati zitti zitti, hanno aspettato che si insediasse e poi hanno sparso la notizia.

Il lupo l’ho visto, in inverno gira indisturbato per le borgate per avvicinarsi alle stalle, non è difficile incontrarlo.
Abito fuori dal paese e per arrivare a casa percorro una strada nel bosco dove non c’è molto passaggio. Una volta per poco non ne ho schiacciato uno con la macchina. Erano tre giovani che correvano, sono rimasti abbagliati dai fari quando li ho raggiunti dietro una curva e l’ultimo me lo sono trovato proprio vicino. Mi sono fermato immediatamente per informare gli allevatori a monte e a valle della strada di fare attenzione.

Gli ‘Indignè de l’Ubaye’
Vengo da una famiglia di Barcellonette. Mio padre e mio nonno hanno cercato fortuna in città e io stesso sono stato imprenditore. È d’arte generazioni che la vita della nostra famiglia non è più legata agli animali.
Quando ho scelto di tornare qui ero ormai un cittadino e sarebbe stata una presa in giro fingere di non esserlo. Da cittadino potevo comunque mettermi in gioco in favore di chi non ha mai lasciato questa valle e ha continuato a vivere di pastorizia sugli alti pascoli.
Il ritorno del lupo e la desolazione sul volto di Yves mi hanno portato a prendere una decisione. Ho deciso di fondare un’associazione formata da cittadini come me che non avevano più nessun legame con la terra e che si schieravano in linea di un manifesto che descrive lo scenario conseguente alla presenza di questo predatore sulle nostre montagne.
Il paesaggio che vediamo è opera dei nostri antenati che lo hanno modellato a forza di gambe, di schiene e di braccia. È in via di estinzione a causa dell’abbandono dovuto all’industrializzazione. Chi continua a scegliere di vivere qui con gli animali si deve destreggiare con ricrescita del bosco che assedia i pascoli da ogni lato continuando ad avanzare, sentieri che crollano, burocrazia, limiti dovuti al parco e adesso anche con il lupo.
Il lupo investito dell’aura mistica che lo rende intoccabile agli occhi di chi vive nelle città sale nella piramide al di sopra dell’uomo. È una posizione che toglie l’equilibrio alla gestione del paesaggio di cui parlavamo prima e che deve essere protetto.

– ma negli ultimi anni ci sono stati altri incidenti?
-no, non mi risulta nessun avvenimento esagerato
– e il lupo c’è ancora?
-sì
-ci sono meno pecore?
– i numeri sono paragonabili agli anni precedenti ma molti pastori sono anziani ed è difficile prevedere un ricambio in futuro

I pascoli che circondano questa piccola capanna circondata dagli impianti di risalita di Barcellonette sono chiamati Plan des chevres. Qui c’è stato il secondo grande attacco a un gregge della zona nel 2011. In una notte sono state sgozzate una ventina di pecore di un allevatore della Crau che le faceva guardare a dei pastori salariati. All’epoca nessuno aveva cani da protezione e i pastori non erano preparati all’arrivo del lupo anche se tutti sapevano che era tornato. Quell’allevatore non porta più i suoi animali quassù ma altri hanno preso il suo posto. Ho parlato con la pastora che stava andando a controllare gli agnelli e lei non sapeva niente di quello che era successo in questo stesso alpeggio solo cinque anni fa. Lei raduna ogni sera il gregge in un vallone riparato di fianco all’alpeggio e ha due cani da protezione, ogni mattina sale al pascolo con loro. Il lupo non lo ha mai visto.
I pascoli che circondano questa piccola capanna circondata dagli impianti di risalita di Barcellonette sono chiamati Plan des chevres. Qui c’è stato il secondo grande attacco a un gregge della zona nel 2011. In una notte sono state sgozzate una ventina di pecore di un allevatore della Crau che le faceva guardare a dei pastori salariati. All’epoca nessuno aveva cani da protezione e i pastori non erano preparati all’arrivo del lupo anche se tutti sapevano che era tornato.
Quell’allevatore non porta più i suoi animali quassù ma altri hanno preso il suo posto. Ho parlato con la pastora che stava andando a controllare gli agnelli e lei non sapeva niente di quello che era successo in questo stesso alpeggio solo cinque anni fa. Lei raduna ogni sera il gregge in un vallone riparato di fianco all’alpeggio e ha due cani da protezione, ogni mattina sale al pascolo con loro. Il lupo non lo ha mai visto.

MANIFESTO

  • Fin dall’alto medioevo il nostro territorio non ha mai cessato la pratica dell’allevamento e della pastorizia. Oggi, alla fine di un lungo periodo di recessione economica e di crisi contadina, che ha determinato un grave esodo dalle campagne e dalla montagna, le attività pastorali costituiscono la base e le fondamenta del destino della vallata. Il nostro paesaggio stesso è frutto di questo lavoro da generazioni: senza allevatori, senza greggi questo patrimonio è a grave rischio.
  • Il Parco nazionale del Mercantour, alle porte del nostro territorio, è diventato un santuario di specie vegetali e animali, tutte risorse viventi delle nostre montagne. Il Parco giustifica la presenza dei lupi come opportunità per gli equilibri naturali utili nel suo vasto dominio. Ma, al giorno d’oggi, a quale finalità risponde l’espandersi del lupo al di là di quello spazio?
  • Da diversi anni, ben al di fuori dei confini del Parco, i lupi attaccano le greggi nonostante gli allevatori abbiano sempre applicato tutte le misure previste e consentite dalla legge, per evitare le loro predazioni. Queste misure, malgrado costino alla collettività una cifra non indifferente, si stanno rivelando tanto inefficaci quanto inutili. Inoltre, la regolamentazione burocratica imposta, contribuisce all’inevitabile degrado dell’equilibrio ecologico degli alpeggi.
  • La proliferazione del lupo al di fuori dei confini del Parco costituisce una grave minaccia alla continuità delle attività pastorali, alla conservazione delle greggi e dei pastori. Non è più tollerabile permettere che questa professione antica soccomba ad un tale disordine.
  • Oggidì i lupi si avvicinano sempre di più ai luoghi nei quali vive la gente di montagna. La letteratura storica lo dimostra: i lupi portarono grave danno alle greggi come agli uomini negli anni passati. L’espansione dell’areale del lupo potrà, senza dubbio entrare in conflitto con le attività escursionistiche. L’economia del turismo non deve essere alterata da animali che hanno “dimenticato” che l’uomo fu un tempo loro predatore.

Per questi motivi è stato creata, da persone che non sono direttamente legate al mondo della pastorizia, una libera associazione che si avvale della legge del 1901.
Si chiama: “IL LUPO E GLI INDIGNATI DELL’UBAYE”.

I suoi obiettivi sono i seguenti :

  •  Informare tutta la popolazione dei disastri provocati dalla presenza del lupo; recensirne i danni nel corso delle stagioni, stabilire infine i costi provocati dalla presenza del lupo al di fuori dell’area del Parco del Mercantour.
  • Sensibilizzare i cittadini affinché possano valutare il crescente stato conflittuale della coabitazione uomo-lupo ed educare i fruitori della montagna al fine di scongiurare la possibilità di drammatici incidenti.
  • Portare a conoscenza dei turisti e degli amanti della montagna la giusta realtà e le conseguenze di questa innaturale coabitazione.
  • Ottenere una maggiore giustizia da parte dei pubblici poteri nella soluzione dei contenziosi provocati dal vagare dei lupi.
  • Creare una partnership con altre assocuazioni che condividono identici obiettivi nelle altre vallate, sia francesi che italiane, mantenere relazioni con i protagonisti della pastorizia, delle associazioni degli allevatori, e, beninteso, i professionisti responsabili della Camera d’Agricoltura delle Alpi dell’Alta Provenza.

IL LUPO E GLI INDIGNATI DELL’UBAYE

Un gruppo di persone residenti nella valle dell’Ubaye a fronte delle gravi preoccupazioni generate tra la gente a causa dell’espandersi dell’areale del lupo al di fuori della zona del Parco del Mercantour e sulla spinta dell’evidente necessità di porre regole certe all’aggravarsi di questo fenomeno, prima che iniziative personali, surrettizie e arbitrarie vengano intraprese da parte di pastori esasperati, hanno creato l’associazione “GLI INDIGNATI DELL’UBAYE”.

L’associazione: è presieduta dal Daniel Spagnou, deputato del dipartimento delle Alpes de Haute Provence ed il consiglio direttivo è composto da Michèle Evin di St Paul-sur -Ubaye, Monique Isaia di Meolans-Revel, Daniel Maitre di Jausiers, Pierre Martin-Charpenel di Barcelonnette, Yves Mazoyer di Jausiers e Christian Michel di S.Vincent-les-Forts.

Lo spirito dei fondatori: La loro azione è disinteressata e non corporativistica in quanto nessuno è allevatore, non sono motivati da alcuna idologia, agiscono semplicemente mossi dal buon senso a fronte delle flagranti ingiustizie nate dalla presenza dei lupi che minacciano gravemente il mondo della pastorizia.

Questa secolare attività presente “ab immemore” sulle nostre Alpi fa parte del nostro patrimonio umano, storico e naturale, occorre proteggerla e incoraggiarla, la qualità stessa del nostro ambiente ne dipende.

In questo spirito essi intendono portare il loro sostegno morale a pastori e allevatori sensibilizzando la grande maggioranza della popolazione dell’Ubaye e tutti coloro i quali frequentano la nostra valle, affinchè i pubblici poteri si impegnino a prendere le giuste e opportune misure nei confronti di un sì grave problema.

Inoltre essi cercano anche l’appoggio delle amministrazione e delle associazioni interessate in Italia, nelle valli, nei comuni, nelle comunità montane, onde cercare una strategia comune e comuni istanze da portare davanti alle autorità preposte dei due paesi e presso la Comunità Europea.

Ecco le coordinate dell’Associazione:

Le loup et les Indignés de l’Ubaye, Maison de la Vallée, 4 av. Trois fréres Arnaud 04400 Barcelonnette.
E.mail: contact.loup.ubaye@gmail.com  O    p.mc@wanadoo.com

L’arrivo sulle Alpi francesi di lupi di origine italiana ha brutalmente modificato le regole della pastorizia imponendole pratiche e metodologie da tempo dimenticate.

Ma dopo oltre vent’anni queste metodologie si sono rivelate inutili e insufficienti. Non soltanto queste rimettono in discussione la pratica dell’alpeggio, periodo di risorse indispensabile sia per gli animali che per gli uomini, ma si rivelano assolutamente inefficaci se riferite al tasso di predazione in costante aumento. Soprattutto degradano  seriamente l’immagine della pastorizia a frone degli altri utilizzatori della montagna: i cani di protezione sono spesso causa di liti e conflitti, oltre che soggetto di rischio per gli escursionisti, il raggruppamento notturno delle greggi provoca degrado del suolo e inquinamento.

Il colmo per una attività preoccupata del buon utilizzo degli alpeggi…”

Marc Vincent in “Les alpages à l’épreuve des loups”

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