Tempeste

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l’anno scorso sono arrivata all’Alpe Jouglard in un pomeriggio di tempesta di quelli in cui l’acqua cade così veloce e si appoggia al vento e prende mille direzioni.
i fulmini correvano sul terreno e credo che sia stato un angelo a salvarci.
Quella sera mi sono fermata da Fulvio, un pastore che stimo molto per la sua drittezza che si rispecchia nell’ottimo stato dei suoi animali.
Appena ho varcato la soglia dell’alpeggio, il vento ha schiacciato le nuvole in fondovalle e un sole limpido ha rischiarato e asciugato ogni cosa.
Sapeva del mio arrivo e aveva preparato il bollito. è stata una sera di festa, avevamo molte cose da raccontarci perché non ci vedevamo da molto tempo.
Questo è stato un inverno molto duro per lui e non vedo l’ora di tornare a salutarlo nelle montagne che ama: montagne da lupi in cui i lupi peggiori sono gli uomini.

Comunicato stampa: Lo stato di presenza del lupo in Piemonte e sulle Alpi italiane

Riporto il comunicato stampa di Life Wolfalps contenente i dati riguardanti lo stato di presenza del lupo in Piemonte e sulle Alpi.

 Torino, 19 maggio 2017

 LO STATO DI PRESENZA DEL LUPO IN PIEMONTE E SULLE ALPI ITALIANE:
PRESENTATI A TORINO I DATI UFFICIALI LIFE WOLFALPS

Mentre oggi nelle Alpi centrali e orientali italiane il lupo è ancora una novità, in Piemonte, principalmente nelle province di Cuneo, Torino e Alessandria, la specie è ormai presente su tutto il territorio montano, ed è aumentata in numero, distribuzione e densità, raggiungendo anche le zone più collinari. È quanto emerge dal report ufficiale su “Lo stato di presenza del lupo in Piemonte” presentato oggi a Torino dalla coordinatrice scientifica del progetto europeo LIFE WolfAlps (www.lifewolfalps.eu), Francesca Marucco.

Sulle Alpi italiane nel 2015-2016 sono documentati 31 branchi, 8 coppie e 5 individui solitari per un totale di minimo 188 lupi. Di questi, il nucleo “storico” e più consistente della popolazione si trova in Piemonte, dove per lo stesso periodo è documentata la presenza di 27 branchi, 6 coppie e 1 individuo solitario stabile per un totale di minimo di 151 lupi. La maggior parte dei lupi presenti è stata campionata in provincia di Cuneo, dove nel 2016-2017 sono stati documentati 17 branchi e 3 coppie per un totale di minimo 101 lupi, ed a seguire nella provincia di Torino con 10 branchi e 3 coppie per un totale di minimo 46 lupi. Nel nord del Piemonte, nelle province di Biella, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola e Novara, è documentata la presenza di individui solitari stabili e di passaggio, ma non di branchi.

I dettagli dell’evoluzione a partire dagli anni ’90 della ricolonizzazione naturale della popolazione di lupo in Piemonte e sulle Alpi sono disponibili nel report scaricabile dalla pagina: www.lifewolfalps.eu/download.

Questo documento rappresenta il punto di arrivo di un imponente lavoro scientifico di monitoraggio, coordinato dal progetto europeo LIFE Wolfalps, che ha coinvolto un network di oltre 400 operatori e tecnici appositamente formati, appartenenti a enti e istituzioni coinvolti dal ritorno del lupo sulle Alpi. Uno studio che rappresenta il punto di partenza per tutte le parti chiamate a confrontarsi sul tema della gestione della specie a livello nazionale.

Alla conferenza stampa di presentazione dei dati hanno partecipato l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, che ha sottolineato l’importanza per chi amministra di poter disporre di dati certi, e il presidente delle Aree protette delle Alpi Marittime, Paolo Salsotto, che ha evidenziato le dinamiche ambientali, come l’aumento delle superfici boscate, e sociali, quali lo spopolamento delle aree rurali e montane, che hanno permesso alla specie lupo la riconquista naturale dell’habitat alpino.

2017_05_19_Conferenza_Stampa_Riassunto_PRESENTAZIONE_DATI

Pasquale De Vita
Direzione Gabinetto della Presidenza della Giunta regionale Regione Piemonte
Settore Stampa e Nuovi Media 10122 – Torino – piazza Castello 165
c/o Assessorato Ambiente 10121 – Torino – corso Bolzano 44
Tel. 011 4325623 – pasquale.devita@regione.piemonte.it

Irene Borgna
Project LIFE WOLFALPS Communication Responsible
c/o Ente di Gestione delle Aree protette delle Alpi Marittime
Strada provinciale per San Giacomo, 12
12010 – Entracque (CN)
0171 976837 – comunicazione@lifewolfalps.eu

2017_04_30 Divagazioni sul viaggio a cavallo

 

Centro Equitazione Naturale San Rossore
Centro Equitazione Naturale San Rossore
domenica 30 aprile 2017

 

presso il
Centro di Equitazione Naturale di San Rossore

si terrà l’incontro
Divagazioni sul viaggio a cavallo
con presentazione del libro Campo di Stelle

Divagazioni sul viaggio a cavallo
Divagazioni sul viaggio a cavallo

con la collaborazione di

cavallo enquiso equitana

www.ilcavalloenquiso.com                                                  ASD Equitana

Il lupo e altre storie

Venerdì 7 aprile ore 21
presso la Castiglia di Saluzzo in piazza Castello
racconterò cosa ho sentito dire del lupo dalla Slovenia alle Alpi Marittime con l’aiuto di Enrico Camanni e Luca Giunti
Ingredienti:
– il ritorno del lupo
– le Alpi selvatiche
– un viaggio a cavallo tra forestali, cacciatori, pastori e guardiaparco

Il lupo e altre storie
Il lupo e altre storie

sei appuntamenti per raccontare il lupo e il suo mondo
info +39 0175 4670 iat@comune.saluzzo.cn.it

Criminali innocenti

Nessuno di noi è innocente, questa vita così strettamente connessa al nostro lavoro non è riconducibile a nessuno schema. Ogni volta le soluzioni sono da inventare al limite dello schema.
– Candido, pastore del Lagorai-

Fulvio Benedetto, pastore dell'Alpe Jouglard. L'unico momento dell'anno in cui vive in una casa con quattro pareti e un tetto è l'estate. Portando il gregge per tutto il resto dell'anno a inseguire l'erba dalla Val Chisone a Vallandona in provincia di Asti, porta la roulotte con tutto il necessario per vivere e trasportare il materiale per i recinti e gli agnelli da un pascolo all' altro. Le pecore devono mangiare tutti i giorni e, quando sono tante, l'erba finisce in fretta.
Fulvio Benedetto, pastore dell’Alpe Jouglard. L’unico momento dell’anno in cui vive in una casa con quattro pareti e un tetto è l’estate. Portando il gregge per tutto il resto dell’anno a inseguire l’erba dalla Val Chisone a Vallandona in provincia di Asti, si sposta con la roulotte con tutto il necessario per vivere oltre a trasportare il materiale per i recinti e gli agnelli appena nati. Le pecore devono mangiare tutti i giorni e, quando sono tante, l’erba finisce in fretta. Foto Paolo Bosio

Fermarsi sul prato di uno sconosciuto che non ha dato l’autorizzazione è reato penale.
Passare da un posto a un altro spostando a piedi un migliaio di pecore è un’impresa sempre più difficile.
I passaggi sui canali che sono sempre serviti per muoversi tra i campi, sono sempre di meno, crollano e non vengono ripristinati. I grandi trattori che rendono possibile l’agricoltura moderna non hanno bisogno di scorciatoie ma di strade larghe e possibilmente asfaltate.
Con l’ aumentare delle aree interdette al pascolo, aumentano i chilometri da coprire per spostarsi da un posto a un altro. Pecore più deboli e agnelli soccombono facilmente.
Se una pecora cade in un fosso, le altre la seguono e si ammassano una sull’ altra fino a soffocarsi e stritolarsi a vicenda.
Diserbanti e trattamenti sono veleni che restano attaccati alla terra e possono intossicare gli animali.

Alcune famiglie sono rimaste unite tramandando il mestiere di padre in figlio e grazie al numero, riescono a sopperire al bisogno di manodopera. Altre famiglie si sono polverizzate nella civilizzazione, attratte dalla fabbrica, dallo studio, dalla prospettiva di una vita tranquilla.
Un pastore da solo è obbligato a fermarsi o ad assumere personale. Il personale disposto a lavorare nelle condizioni precarie che questo mestiere impone e ai prezzi che i pastori possono permettersi di pagare è prevalentemente formato da extracomunitari e si ferma quel tanto di cui ha bisogno per trovare un altro lavoro e poi svanire o tornare con denunce di sfruttamento di manodopera in nero e altre accuse costose da riparare, difficili da evitare.

Un mondo stanziale non è più in grado di comprendere la fame di erba delle ultime greggi transumanti che attraversano la civilizzazione.
Il pastore vagante percorreva vie di transumanza che vedevano passare decine di migliaia di erbivori ogni anno, in autunno verso la pianura e in primavera verso i monti. Queste vie sono amputate in più punti e costringono gli ultimi pastori a inventare soluzioni che gli permettano di superare le aree ostili. La soluzione più semplice è sospesa sul rapporto umano, finché un pastore ha come meta un pascolo dove sa di essere ben accolto è tutto in discesa. Negli anni si creano legami simili all’amicizia e tutto va bene. Non sempre è così, ci sono aree dove un pastore è atteso tutto l’anno e quando arriva gli si va incontro con un termos di caffè bollente ogni mattina e altre dove lo stesso pastore è atteso dietro finestre socchiuse prontamente sbarrate appena lui vi rivolge lo sguardo. Lì non si aspetta altro che lui esca dal binario per volargli addosso con tutte le ragioni del mondo e con un’acredine covata per mesi. Le aree ostili si allargano e incancreniscono aumentando il disagio di questi spostamenti con denunce e dissapori.
Non intendo sostenere che ogni pastore vagante sia un esempio di correttezza e buone maniere. Facile che non lo sia. Facile che tra loro ci siano dei veri criminali che approfittano della mobilità insita nella loro vita quotidiana per compiere le peggiori nefandezze. Tali nefandezze sono in genere pascolo su terreno altrui senza autorizzazione del proprietario, abbandono di pecore morte lungo la strada, ostruzione del traffico, imbrattamento del manto stradale; alcuni vanno sistematicamente fuori misura per ognuno di questi capitoli, altri sforano e poi rientrano nei ranghi. Può succedere che le pecore lasciate in un recinto vicino alla ferrovia, escano dalla rete andando a ostruire i binari. Se il macchinista tira dritto, il danno sono le pecore morte e la storia finisce lì. Se il macchinista ferma il treno e si aspetta personale in grado di tirare via tutte le pecore spiaccicate dai binari, il ritardo del treno va ad aggiungersi al danno della perdita di animali e si tratta di multe oltre l’immaginazione.
Il pastore che si sposta con il gregge è da guardare in fotografia e nei documentari, trovarsi alle sue spalle mentre attraversa un ponte impiegando dieci minuti a far scorrere il suo fiume di pecore, fa andare in bestia ogni civile cittadino.
Gli animali sporcano, gli animali puzzano, gli animali muoiono. Allevare e macellare sono attività di altri tempi. La carne, i pochi che la mangiano ancora, la trovano impacchettata in candide vaschette esposte in enormi frigoriferi illuminati al neon. La carne di pecora la mangiano prevalentemente gli extracomunitari e se ne riforniscono da circuiti da loro organizzati.

Il pastore fa il suo giro (Una vita diversa) di Lorenzo Chiabrera su Vimeo.

Per millenni l’uomo è vissuto con i suoi animali, li ha seguiti e ha adeguato i suoi ritmi a quelli del bestiame che gli dava da vivere. I pastori che vediamo d’estate nelle giornate di sole a guardare greggi assopite ruminando, passano l’inverno nella nebbia e nel traffico e le notti di tempesta con il pensiero di come saranno gli animali l’indomani.
Le vie non ci sono più, il commercio è difficile, multe, documenti e denunce di ogni amante degli animali sono gli ingredienti della distruzione di un mestiere che è in via di estinzione.
Ogni pastore incontrato, per quanto allegro e ironico, mi ha lasciato addosso l’amaro di una malinconia di fondo. Nessuno di loro potrebbe mai svolgere un altro mestiere. Ognuno di loro nella sua montagna è un signore. Ognuno di loro con l’ingiallirsi dell’erba si commuove della bellezza del tramonto e rabbrividisce al pensiero dell’inverno, anche quelli che d’inverno hanno una stalla in pianura dove riparare il proprio gregge.
Siamo piccoli esseri che camminano su due gambe e non hanno neanche una pelliccia per difendersi dal freddo, la nostra esistenza è un istante e le nostre azioni lasciano segni molto più effimeri di quello che crediamo. L’epoca in cui le montagne erano abitate e vissute in ogni angolo è stata un attimo fa e gran parte delle immani opere che hanno reso quelle montagne abitabili sono già quasi un ricordo. Le belle praterie punteggiate di mandrie e greggi al pascolo sono un paesaggio legato all’ attività umana. Se la foresta avanza è perché l’attività pastorale non è sostenibile in questa economia. Il lupo è tornato perché prima c’era. Il lupo delle Alpi è un animale da foresta. Sì, c’è anche il lupo, ma qual è il lupo? Quello con le zanne da cui bisogna guardarsi d’estate? O quei mille senza zanne che possono attaccare in ogni momento sotto le più fantasiose spoglie?

È con affetto che ho salutato i tanti pastori che ho incontrato su questa strada, ed è con l’impressione di aver avuto la fortuna di incontrare eroi di antichi miti che mi siedo davanti a questo foglio e penso a loro. Può essere che un giorno le loro capacità e conoscenze tornino ad essere necessarie. Temo che quel giorno loro non ci saranno più e che altri uomini dovranno riscoprire da zero ciò che è arrivato fino a qui tramandato da generazioni su generazioni.

Elogio del ‘senza’

michelangelo prigioni

Un blocco di marmo come tutti gli altri blocchi di marmo di un’enorme cava di marmo.
Abbaglia già da lontano quando vedi stagliarsi le Apuane a nord delle marine.
La mulattiera si inerpica fin lassù oltrepassando castagneti che sembrano essere lì da sempre ma sono solo l’assaggio dell’eternità racchiusa nel candore delle cime.
Michelangelo sale sulla via bianca scavata a forza di picco per portare a valle le pietre che decorano gli angoli del prestigio.
Ormai conosce tutti i cavatori, gente indipendente fatta di nervi e temprata dal sole, uomini che in quel bianco riconoscono vene
e punti di frattura invisibili per chiunque altro. Indaga presso di loro per scoprire le forme nascoste nella trappola della materia. Scende a valle con un seguito di materiale.
Il suo compito è liberare da prigioni immemori lo spirito di figure che lui riconosce. Il suo scalpello restituisce spirito e corpo a blocchi di marmo che in altre mani sarebbero diventati gradini o davanzali.
In quei viaggi ha riconosciuto molti volti da riportare in luce, deve scegliere chi liberare dalla pietra. Non basterà una vita e
farli riemergere tutti.
Tensione a far emergere forme che rappresentano la sostanza di una materia inerte. Togliere, togliere e togliere tutto quello che
copre l’essenziale.
Quello che resta è essenziale.

elogio del senza

il paese delle valanghe

sbucciando una mela

Guglielmo Tell

Guglielmo Tell: (..) Vedi là le vette alpine, quegli aghi candidi che si appuntano verso il cielo?
Walter Tell: Sono i ghiacciai che di notte tuonano così forte e di notte ci mandano giù le valanghe.
GT: Proprio così e le valanghe avrebbero schiacciato da un pezzo tutto il distretto di Altdorf se la foresta lassù non vi si opponesse come un valoroso esercito.
WT: (dopo aver riflettuto) Babbo, ce ne sono di paesi senza montagne?
GT: Quando si cala giù da queste nostre alture, sempre più giù seguendo il corso dei fiumi, si giunge a una vasta pianura dove le acque dei torrenti non spumeggiano più, e invece i fiumi scorrono tranquilli e placidi: lì lo sguardo spazia libero da tutte le parti del cielo, il grano cresce in campi magnifici e vasti; e quel paese è tutto come un giardino.
WT: O babbo, perchè non ci affrettiamo a scendere in quel paese così bello, invece di stare qui ad affaticarci e a tremare?
GT: Il paese è bello e benigno come il cielo, ma coloro che lo coltivano non godono i frutti di ciò che han seminato.
WT: Non sono liberi cittadini, come te nella terra ereditata?
GT: I campi appartengono al vescovo o al re.
WT: Ma nelle foreste possono cacciare liberamente?
GT: La selvaggina e gli uccelli appartengono al loro signore.
WT: Almeno nel fiume potranno pescare a piacimento.
GT: Fiume, mare, sale appartengono al re.
WT: ma chi è questo re che tutti temono?
GT: è quello che li difende e li nutre.
WT: Non sanno difendersi da sè?
GT: In quel paese il vicino non può fidarsi del vicino.
WT: Babbo, credo che in quell’ampio paese mi sentirei allo stretto. Preferisco starmene qui con le valanghe.
GT: Infatti, figliolo: meglio avere alle spalle montagne con ghiacciai (..)

Friedrich Schiller, 1804

Gioachino Rossino GUGLIELMO TELL ouverture

recensione su www.farwest.it di Campo di Stelle

Campo di Stelle

c’è una recensione di Campo di Stelle su www.farwest.it.

Sergio Mura, un signore sardo che un giorno ha iniziato a pubblicare materiale sul Farwest americano in questo sito.
negli anni gli si è affiancata un’equipe di persone specializzate a curiosare su temi diversi relativi agli stessi luoghi e il materiale è aumentato a dismisura, generalmente corredato di autorevoli bibliografie.
Al momento, volendo sapere qualcosa di particolare sui più disparati argomenti relativi al vecchio west, consultare questo sito è un ottimo punto di partenza per avere informazioni e incontrare persone che li conoscono a fondo.
vedere la storia del mio pellegrinaggio a Santiago, vicina a così tante ed epiche gesta con tutte le loro sfaccettature, è una bella cosa.
Grazie Farwest.it

fuoco acceso telo tirato cavallo sazio per unire nella stessa avventura uomini cavalli e montagne