Oltre il Don

2019_04_22 Kalabino
Dopo aver marciato con il Don alla nostra sinistra per quasi un mese, ho dovuto decidermi ad attraversarlo. Un ponte é una cosa da niente: meno di un chilometro e sei dall’altra parte, ma certi ponti sono viaggi interplanetari, da questa parte del fiume l’umanità é completamente diversa. Mi sento di aver lasciato una terra amica, se ci fossimo trovati qui in inverno, non ce l’avremmo fatta ad avanzare, la gente é chiusa, guarda storto e pensa sempre che ci sia una fregatura. Sapevo che l’aiuto dei cosacchi era una cosa preziosa, ogni persona è stata un diamante che ha reso prezioso ogni minuto di questo anello verso Vyocenskaya.

Sergej, ataman di Mikhailovka sul Medvediza, che ci ha spalleggiati mentre costeggiavamo il Don, mi ha accompagnata a vedere Stalingrado facendomene cogliere significati profondi e ha reso leggero il viaggio di Tgegheré quando era stanco. Questa persona é mille persone in una.

Qui il bello sono i paesaggi, la steppa é mossa su colline varie. Incontriamo almeno un paio di laghetti ogni giorno e finalmente c’è erba. Custode e Tgegheré sono contenti di pascolare e per loro é meglio qui.

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Ci siamo ancora

Caro Giovanni, ti chiedo scusa per essere scomparsa, sono successe molte cose ed è stato un po’ complicato pensare ad aggiornare il sito. Ho scritto sempre, al ritorno spero di non perdere queste tracce che sono state molte di più di quelle che mi sono aspettavo, e me ne aspettavo molte! Qui é tutto vero, non ci sono cowboy e la steppa sta per tornare a sorridere. Abbraccio.p

Siamo quattro: чэгэрэ, Custode, io e il vento..

Un sorriso che apre la via

2019_02_27 Marx, ex Ekaterineschtadt

Julia, mentre veglia sulla mia strada.

– Penso di fermarmi prima di Marx. É una città, non troverei posto per i cavalli.
– non preoccuparti, vai fino lì, troverai la scuola di equitazione e lì c’è tutto quello di cui possono avere bisogno i tuoi cavalli
– ok, ci provo.
Viktor Vasilevich ha chiamato Julia prima che partissi. La strada è stata veloce come se fossimo tirati da un filo, prima ci hanno accompagnati Valentina e Aurora e poi, prima di entrare in città ci é venuta incontro Julia che ci ha guidati per piccole stradine coperte di neve fino al maneggio di Marx, ma prima mi ha offerto una tazza di tè bollente che aveva preparato in un termos e blinji dolci, lì in piedi in mezzo alla strada.
Occhi azzurri, cappellino e gonna a pieghe e una giacca di pile grigio argento molto vaporoso. Julia: eleganza sobria e sorriso franco, pronta a sorprendersi di ogni meraviglia.

Il bivacco sotto la tettoia

Siamo arrivati al maneggio che c’era ancora un filo di luce. Siamo in un bel recinto con una tettoia enorme, tutto pronto per noi.
Di giorno ci sono bambini e adulti che si alternano sui cavalli della scuola. Di sera cala il sipario e rimangono le chiacchiere leggere.
Nella scorsa estate qui c’è stato un piccolo dramma: un guasto dell’impianto elettrico ha provocato un incendio che in dieci minuti si è impadronito del fieno accatastato di fianco alla selleria. Per fortuna erano tutti qui e i pompieri sono arrivati subito.
Quello che si vede adesso é il cantiere per ripristinare l’ordine precedente, intanto la scuola va avanti e oltre ai cavalli ospita un numero indefinito di gatti e di roditori di ogni parte del mondo, due cani, due conigli e due furetti, una scimmia che é il principe della casa.

Martin: la scimmia re!!

In mezzo a tutti questi lavori, l’atteggiamento di Julia é di affrontare ogni piastrella e ogni lampadina come se fossero un dono. É stato bello passare del tempo con lei, é di quelle persone che sanno dare una giusta misura alle cose e sorridere di fronte a tutto.

L’officina del cavaliere

2019_02_26 Yastrebovka

Viktor Vasilecich

Con queste giornate corte ogni perdita di tempo potrebbe comportare una notte senza fieno. Ho provato a cercare una strada segnata sulla mappa e ho perso due ore girando a vuoto in un villaggio dalla geometria sparsa: ogni via verso la steppa é coperta da più di un metro di neve.
Il sole intanto andava avanti dietro le nuvole e noi ci siamo dovuti rassegnare alla strada nazionale. Non c’è altra soluzione per i prossimi quattro chilometri. Con la neve, oltre ai camion ci sono gli spazzaneve e i cavalli sono arrivati stanchissimi perché la paura li mette ko e il bordo strada è una lastra di ghiaccio che li fa camminare con circospezione e non mette nessuna allegria.

Il fieno nella slitta mi faceva un po’ paura e ho mostrato la mia perplessità. Viktor ha detto di non preoccuparmi che quando sarebbero andati via, avrebbe chiuso il cancello e non sarebbero potuti andare lontano.

Viktor Vasilecich lo conoscono tutti e quando ho visto i suoi cavalli era proprio lì che gli portava da bere.
L’ho chiamato per nome, si é girato sorpreso, i cavalli si sono girati tutti verso di noi, guardandoci con il suo stesso sguardo.
Siamo arrivati all’officina e mentre lui e il figlio Sergej spostavano la slitta per riempirla di fieno, ho cominciato a dissellare con calma. Come sempre é arrivato qualcuno che ha iniziato a spiegarmi come dovevo fare. Alla terza parola di troppo é arrivato Viktor in mio soccorso:
-ma non vedi che questa donna sa cosa deve fare?
Fine del tormento.
Hanno liberato una parte del tavolo da lavoro e ci hanno steso una cerata per apparecchiare con un bollitore per il té, hanno caricato la stufa dell’officina e mi sono passata la sera al caldo ascoltando i cavalli tritare fieno.
Ci sono state delle visite dopo cena: é venuta a trovarmi Valentina, la sorella di Viktor. Lei lavora in una fabbrica di salsicce e domani deve partire presto. Ha portato una scatola di cioccolatini.
Invece no, al mattino oltre a Viktor sono arrivate altri sette uomini, tutti dall’aria giusta e lo sguardo diritto. Mentre ingrassavo gli scarponi e cominciavo a sellare, sembrava che tutto fosse al rallentatore: uno portava acqua per i cavalli, un altro mi accompagna a vedere i cavalli del recinto. Sembrava tutto frenato. Quando ho creduto di ringraziare e salire  in sella é arrivata una macchina di corsa ed è scesa Valentina. Capezza, longhina, sella, testiera e siamo in strada tutte e due. Si é presa un giorno di ferie, ha sellato Aurora, la sua cavalla e ci ha accompagnati per due ore da un villaggio all’altro. Che bello, questo sí che é un regalo!

Valentina

Le donne di Sasha

Tgegheré ritorna di corsa da Custode, portando Sasha, il figlio di Valentina che ha provato a fare due passi su un autentico cavallo mongolo.

La signora Valentina aveva avvisato che sarei arrivata. Appena sono sbucata sulla strada coperta di neve che porta alla sua azienda, una donna mi ha chiamata da lontano e quando sono arrivata all’edificio da cui era sbucata, c’erano quattro persone insieme a lei. Due di loro hanno preso i cavalli e li hanno legati a una mangiatoia ricolma. Uno di loro è andato a scaldare l’acqua per il té e in un attimo ero di fianco a una stufa con una tavoletta di cioccolato tra le mani.
Tatiana, Tamara, Liuba, Liuda, Aleksej, Sergej, Valodie.
Persone diverse si alternano nella piccola stanza e queste scorte di coccole sono quello che fa funzionare tutto.

Custode e Tgegheré, il fieno e una montagna di neve.

La signora Valentina era di corsa e l’ho sentita dare disposizioni al telefono per come sistemarmi. Siamo ripartiti al seguito di Aleksej, il veterinario con il mal di schiena e mentre arrivavano alla Stolovaja, arrivavano anche due trattori: uno con un rimorchio di fieno per i cavalli e uno con le forche per allargare un piazzale dove farmi montare la tenda.
Le donne della Stolovaja mi accudivano, mentre i cavalli stavano a testa bassa nel fieno fino alle orecchie.
Poi tutti sono spariti e li ho rivisti al mattino: un bel mattino.

Buongiorno!! Ma non ti sei congelata?

La mossa del cavallo

Ritrovati Tgegheré e Custode in piena forma. Qui sono con l’abate del monastero della Resurrezione e con padre Ambrogio che é originario di Rostov na Donu. Lui è un autentico cosacco e prima di prendere i voti ha sempre avuto cavalli.

Nawmosjka, ventidue febbraio duemiladiciannove

Era tutto fermo. Dovevo di nuovo aspettare. Aspettare il maniscalco, aspettare i documenti della quarantena, aspettare i file delle mappe per proseguire. Aspettare, aspettare, aspettare: tutte pedine che avevo avvisato tre mesi fa. Scacchiera immobile, telo montato nello stesso posto per dieci giorni, fuoco acceso. Il fuoco del campo e i muscoli in movimento scaldano in modo diverso.
Una domenica pomeriggio girovagavo sulle sponde dell’Irghis guardando i mulinelli di neve portati dalla bufera. Sulla pista che porta al monastero c’erano tracce di un cavallo al trotto. Per gioco mi sono messa a seguirle. Silenzio, mulinelli, rami secchi che si rompono al vento. Per mezzo minuto il silenzio bianco di cielo e terra si è spezzato: un cavallino nero al trotto veloce tirava una slitta condotta da un signore dall’aria allegra, dietro era seduta una signora dai tratti asiatici. Ridevano e l’aria rideva con loro.
Quello era il cavallo che stavo seguendo. Fine del gioco, inizio del gioco. L’indomani sono tornata negli uffici della stazione veterinaria.
Posso partire venerdì!!!

Sulle tracce della slitta di Sergej, mi ritrovo su un’autostrada per cavalli. Da qui passano solo loro e viaggiano come il vento.

Non so se é stato quel cavallino nero a smuovere tutto, o se semplicemente era ora che si allineassero le stelle per la partenza. So che da quel momento in poi é arrivato tutto di colpo e che adesso siamo davvero in marcia da quattro giorni. Ogni tanto il vento molla e sembra che faccia caldo.
Quel cavallo arrivava da Vetka, sulla riva opposta dell’Irghis rispetto al monastero che ci ospitava. Abbiamo camminato sul fiume gelato per tre chilometri seguendo la pista della slitta di Sergej, da casa sua comincia il secondo tempo del viaggio, la signora che era seduta dietro nella slitta era sua moglie. Loro vivono in questo villaggio dove non c’è neanche il negozio, hanno cavalli, mucche, pecore, galline, oche e piccioni. D’inverno arrivano con la slitta fino al monastero e lí qualcuno gli porta la spesa dalla città, d’estate ci sono la telega e il ponte pedonale dei pescatori. Il ghiaccio dei fiumi non é più sicuro. C’é solo meno dieci e comincia a fare crepe. Per attraversare il Volga dovrò per forza salire su un ponte.

Partire

Cuoio e ferri la strada, pietra e legno la casa: stare e andare come modi di abitare. Questo equipaggiamento ogni sera diventa dimora. Ogni mattina diventa vestito.

Cara Laurence, finalmente sono tornata dai cavalli, in questi tre mesi gli sono cresciute le criniere. Spezzare il viaggio è stato come una lunga apnea piena di incognite. Quando li ho lasciati erano cadute tutte le foglie e il mondo era vestito di oro, adesso i tronchi delle betulle si mimetizzano nella neve e sembra di camminare sui diamanti. E’ ora di ingrassare selle, bisacce e testiere. Adesso sono qui e a giorni riuscirò davvero a tornare in sella. Non vedo l’ora di raggiungere i villaggi dei cosacchi. So che sono tuoi amici. Se li senti, avvisali del mio arrivo.
Spero di tornare qui con te un giorno.
paola

ps: di strada sono passata da Amina, mi ha accompagnata lei alla stazione di San Pietroburgo. É stato proprio un nell’incontro.

Amina Liubitskaja ha attraversato con Laurence Bougault l’altopiano di Altai. Montagne selvagge e antiche, governate da príncipi cavalieri.

 

Forgiatura a tiepido VIDEO

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Forgiatura a tiepido VIDEO

Non si può fare tanta strada senza ferri! I mongoli stessi erano sempre molto preoccupati dello stato dei piedi dei miei cavalli. Mi chiedevano sempre. E guardavano ammirati i ferri che Andrea aveva fatto per me. I cavalli mongoli hanno piedi molto robusti, ma non lavorano tutti i giorni. I pastori li alternano nel lavoro. Questi cavalli hanno fatto più di tremila chilometri di fila e adesso ne hanno ancora davanti seimila. Credo che i loro piedi abbiano bisogno di essere ferrati.

Perché ferro i miei cavalli

Questo articolo lo avevo scritto con il maresciallo Blasio tanti anni fa. Avevo bisogno di schiarirmi le idee. Era la persona che poteva farlo meglio. Mi è sembrato il caso di rispolverarlo.

Конь/Cavallo

Esco di notte a cavallo per il campo,
notte buia, andiamo piano.
Il cavallo ed io andremo insieme al campo (x3)

La grazia della notte copre il campo di stelle,
Nessuno sarà visto nel campo ,
Solo noi lo solcheremo in sella: cavallo e cavaliere.
Noi cavalcheremo al campo
Ti porterai attraverso il campo per me
Nel mio campo infinito (x2)

Fammi vedere una volta,
dove il campo crea l’alba.
Alla luce del mirtillo rosso, scarlatto nell’alba,
Il luogo dove il sole si alza da terra lo vedono tutti, ma nessuno ci può andare(X2)

Polyushko mio, sorgenti.
Luci dei villaggi lontani.
Segale dorata, sì lino riccio,
sono innamorato di te Russia, innamorata. (X2)

Sarà un buon anno, è una scelta
andrà comunque, tutto passerà.
Canta la segale dorata, canta il lino riccio,
Canta di come sono innamorato della Russia.
Canta la segale dorata, canta il lino riccio,
andiamo con il cavallo insieme!

Il senso corale di queste solitudini viene raccontato da questa canzone che si fa canticchiare un po’ da tutti: chi con il cavallo ci vive, chi ci ha vissuto, chi aveva parenti che allevavano cavalli e chi non ne ha mai avuti e li ha sempre sognati. Questo  è Nikolaji, quella mattina eravamo appena tornati dal pascolo dei cavalli, li avevamo riuniti ed eravamo rientrati al trotto girando al trotto tra i covoni di fieno. Lui vive ogni giorno ogni parola di questa canzone. Padre Francesco me l’aveva appena insegnata e la canticchiavo tra me e me. Lui si è agganciato a una nota e si è messo a cantare per davvero. Lo stesso sole sorge da una parte all’altra della Russia nel giro di tre o quattro ore di alba.

Выйду ночью в поле с конём,
Ночкой тёмной тихо пойдём.
Мы пойдём с конём,
По полю вдвоём,
Мы пойдём с конём по полю вдвоём(х3)

Ночью в поле звёзд благодать,
В поле никого не видать,
Только мы с конём,
По полю идём(х2)

Сяду я верхом на коня,
Ты неси по полю меня.
По бескрайнему,полю моему(х2)

Дай ка я разок посмотрю,
Где рождает поле зарю.
Ай брусничный свет,алый да рассвет,
Али есть то место,али его нет.(х2)

Полюшко моё,родники.
Дальних деревень огоньки.
Золотая рожь,да кудрявый лён,
Я влюблён в тебя Россия,влюблён.(х2)

Будет добрым год,выбор он
Было всяко,всяко пройдёт.
Пой златая рожь,пой кудрявый лён,
Пой о том как я в Россию влюблён.
Пой златая рожь,пой кудрявый лён,
Мы идём с конём вдвоём!

Il pastore di stambecchi

‘Il pastore di stambecchi’ Louis Oreiller con Irene Borgna. Ed. Ponte alle Grazie

Un caffè bollente con molto zucchero per cominciare la giornata, accogliere gli amici e scavare nella memoria. Una panchina di fianco alla porta di casa di un uomo che ha vissuto la montagna di Rhemes da contrabbandiere a bracconiere, da guardaparco e da guardacaccia. Le visite di Irene che partiva ogni volta che riusciva ad ammucchiare qualche giorno per andare a trovare Louis.
La tenerezza di questi incontri traspare da ogni frase di questo libro: frasi semplici di una persona di altri tempi che vive in questo tempo. Il compito di Irene é stato sceglierle, renderle come Louis le ha espresse e offrirle una dopo l’altra per svelare un’idea di cosa sono il silenzio e le solitudini della montagna, anche a chi non la conosce. Paura, rispetto, attenzione, curiosità sono elementi di una vita che non ha mai sfidato niente e nessuno perché il pericolo lo aveva già incontrato e non aveva avuto motivo di affezionarcisi.
Questo libro sta tutto nelle suole degli scarponi che hanno camminato fuori traccia portando Louis a ficcare il naso in ogni anfratto e promontorio della sua valle.
Non è una biografia, é il documentario di un’umanità in via di estinzione dove le creature di ogni specie che popolano quell’angolo di mondo diventano una dopo l’altra eroi, maestri e compagni di avventura.

fuoco acceso telo tirato cavallo sazio per unire nella stessa avventura uomini cavalli e montagne