Respiro di cristallo

Solo un momento, il cielo argentato la sera, fiocchi di neve gelida la notte e il pascolo coperto di cristalli. Quando ho visto che aria tirava, li ho lasciati lì. I cavalli della steppa, ancora più dei nostri, hanno un mantello che li protegge dal caldo dell’estate e dal freddo in pieno inverno. In tutto l’emisfero boreale si infittisce sempre di più fino al solstizio di dicembre, quando assomigliano a degli orsetti con gli zoccoli e si dirada sempre più fino al solstizio d’estate, quando sembrano foderati di seta.

Чигээрээ con la criniera di cristallo
Custode veglia sul suo amico

In piena notte sono andata a vedere ed era un incanto. Ogni rumore era sparito, le criniere erano candide e i cavalli sorridevano. La neve sa far diventare belle anche le cose più brutte e lì non c’era niente di brutto neanche sotto la neve.  Stamattina era ancora così.

Isotta Raminga

Isotta non poteva immaginare cosa avevo in mente quando mi sono avviata a piedi con lei scendendo dalla Sacra di San Michele e io non potevo immaginare quanto la sua volontà d’acciaio avrebbe influito sulla riuscita del pellegrinaggio. Quella sera siamo state ospitate da Dario e Marinella a Sant’Antonino di Susa. Loro ne avevano già viste di cose e guardavano perplessi il mio equipaggiamento: le bisacce nuove, molte cose inutili nei cilindri, un’intenzione precisa e determinata e una cavalla straordinaria che mi ha insegnato tutto quello che c’era bisogno di sapere per affrontare un viaggio così. Prima il suo nome era Isotta, in una settimana è diventata Isotta Raminga e l’equipaggiamento si è dimezzato.

settembre 2006 sentiero appeso sul Devoluy

Da allora non ho più potuto fare a meno di lei. Lei riconosce gli amici, i luoghi sicuri e la via dove non c’è, guarda dalla parte dove sorgerà il sole anche nelle mattine più grigie e non si abbatte mai. Riconosce i nemici e li affronta prima che io me ne accorga. Guai ad avvicinarsi a lei con cattivi sentimenti.
Lei mi ha portata a Santiago da qui, ma soprattutto mi ha riportata a casa e non si è mai saziata di strade nuove e notti di bivacco. Non è sazia neanche adesso che ha ventotto anni e si arrabbia tutte le volte che sello Custode e vado via senza di lei. Non può rimanere in panchina e non la lascerò in panchina.

giornata mondiale della montagna 2020

Gionni vagava nel suo territorio, niente paesi esotici o distanze invalicabili. Ogni volta che il tornante di quella pista portava in vista di quella borgata, la guardava. Di anno in anno le case abbandonate ed abitate da animali di passaggio erano più decrepite. Il tempo e le abitudini avevano portato quegli uomini lontano.
Alpe dei Rat, montagna di Condove
Lui non sapeva se era stato un sogno o qualcuno gli aveva raccontato che le persone che abitavano un tempo in quella borgata erano straordinarie. Vivevano in totale armonia e si erano rifugiati lassù per sfuggire a tempeste di idee bislacche. Loro erano in continuo contatto con gli elementi della natura e non potevano avere un solo dio. ogni foglia sui rami, ogni goccia di pioggia era dio. Costringere tutte queste entità in un unico contenitore per loro era impossibile. adoravano un esercito di dei, milioni di dei. Quelli che avevano un solo dio gli sembravano molto strani e quelli che combattevano contro chi aveva un dio diverso gli sembravano ancora più strani. Si erano rifugiati lassù perché non volevano convincere nessuno.
Il crollo del prezzo del latte e la guerra che aveva portato via i giovani li avevano fatti estinguere, ma uno di loro era finito per caso in Giappone. Sapeva che nella vecchia borgata non era rimasto nessuno e aveva trovato un paese dove un dio in più o un dio in meno non faceva la differenza. Il 31 dicembre scacciavano le cattive divinità dal tempio scintoista, il primo gennaio salutavano il nuovo anno nel tempio buddista e non dovevano rifugiarsi per vivere.
Una ragazza giapponese mi ha raccontato che in Giappone le cose stanno davvero così. Quel ragazzo che adesso sarà forse decrepito come queste antiche case, non è mai più tornato.
Gionni vagava nel suo territorio, paesi esotici e distanze invalicabili erano tutti lì.
12 dicembre 2015

Ballata del cavallo di Przewalski VIDEO

Mille e mille anni fa gli uomini vivevano di caccia. I cavalli selvatici erano preda ambita e galoppavano su tutte le steppe dell’emisfero boreale. Sono ritratti in pitture rupestri e manufatti di comunità di uomini che non avevano ancora inventato la scrittura. In America ed Europa sono stati cacciati fino all’estinzione e nessuno ha scoperto che salendogli in groppa si potevano compiere imprese incredibili. In Asia Centrale un giorno qualcuno è salito a cavallo e tante cose sono cambiate. Lì i cavalli selvaggi non si sono estinti finché gli uomini dell’occidente non hanno frequentato troppo assiduamente quei luoghi e li hanno riscoperti. Per me questi piccoli cavallini che Nikolaj Michailovitch Przewalski ha permesso di classificare, sono più mitici dell’unicorno e galoppano di nuovo liberi in Mongolia e in riserve naturali del resto del mondo. Questa storia è la chiave per aprire molte porte e, anche se è successa molti anni fa, vorrei raccontarne alcuni episodi perché è bella.

Il cavaliere volante

Dalle alture della steppa, si può guardare lontano. Sulla mappa le lingue di foresta che serpeggiano tra l’erba gialla sono intorno ai corsi d’acqua; gruppetti di alberi più radi in posti meno battuti dal vento e lontani dalle paludi sono quasi sempre villaggi. Ogni casetta è recintata con alte staccionate di legno che servono a non far entrare gli animali che pascolano fuori. In ogni recinto crescono alberi, il più frequente è la betulla, ma anche conifere e sorbi si alternano qui e là.
A volte per avanzare oltre il panorama visto dall’alto ci vuole un giorno, altre volte due, dipende da quanto la geografia mi permette di alzarmi per traguardare.

A Solanovka ci eravamo fermati un paio d’ore a pascolare l’erba di Ivan. Lui è l’istruttore della scuola di volo, ma ha sempre avuto la passione per i cavalli e intorno alla casa girava la sua vecchia cavalla da gara dallo sguardo dolce e smagrita dall’età. Il grande recinto ospitava tre cavalli yakuti, razza equina in grado di sopravvivere all’aperto nei luoghi abitati più freddi della terra. All’equinozio d’autunno, nel giro di pochi giorni il loro mantello si infittisce diventando una fitta pelliccia. Uno dei tre si stava preparando all’inverno proprio in quei giorni e mi ha fatto vedere i riccioli che si stavano infittendo sulla sua schiena. Era mezzogiorno e splendeva il sole e, anche se eravamo in Siberia, non eravamo in Yakutia e il cavallo era accaldato.

E’ stato bello stare un momento in quella casa sulle cui pareti erano appese foto di tutta la Russia fatte dall’aereo: La Crimea, il Don, gli Urali, la Kamtchatka, lo Jenissei e il Volga. Tutta la Russia mischiata senza geografia, in disordine di bellezza.
Vicino alla casa c’era una grande betulla.
Lui sapeva tutta la strada che avevo fatto e quella che dovevo fare: ci è volato mille volte!

mare di erba

mappe della Mongolia

dal 2007, ogni volta che tornavo in Mongolia mi fiondavo appena possibile al negozio di mappe. Era come se, non potendo vederla tutta, guardare le mappe dettagliate potesse farmi scoprire direttrici privilegiate da cui poter esplorare al meglio quel mondo.
tra le altre, c’era un’enorme cartella dove potevo sfogliare le migliori mappe che abbia visto: quelle finite di mettere a punto dai russi fino agli anni ’50 dell’altro secolo. Ho imparato il cirillico per leggere le mappe della Mongolia! Erano le più dettagliate che si potessero trovare: 1:500000. Qui chi usa ancora le mappe di carta usa la scala 1:25000, a volte 1:50000. Lì DIECI volte tanto. Le guardavo proprio per quello. Erano come la borsa di Mary Poppins: a quella scala gigante erano evidenziati persino gli alberi. Non riuscivo a capacitarmene, ma ogni volta che sono partita dalla capitale, avevo con me i fogli dei posti dove sarei andata e sono sempre stati talmente precisi da poter inventare qualsiasi fuoripista senza perdere l’orientamento.
Quando ho progettato l’itinerario attraverso la Mongolia ho dovuto essere il più precisa possibile: non potevo portarmi tutte le carte del Mongol Uls! La signora è stata gentile come sempre. Mi spiegava dove rischiavo di trovare zone desertiche e quali fiumi erano troppo difficili da attraversare. Sceglievo man mano un aimag dopo l’altro. Quando siamo arrivate a Bayan Olgi, mi ha guardata dritta negli occhi e mi ha detto:
– questa provincia è proprio lontana, lì parlano un’altra lingua!

fuga dalla burocrazia

il Tuul Gol è il fiume intorno a cui è cresciuta Ulan Bator, l’attuale capitale della Mongolia. I cavalli hanno passato l’inverno precedente il viaggio lì, dove era più facile risolvere controlli veterinari, quarantene, microchip e burocrazia. dal Tuul Gol a Harahorin, siamo andati su ruote, su uno di quei camioncini minuscoli con cui si trasportano i cavalli in Mongolia. Questo era già sofisticato, aveva perfino delle sbarre laterali a cui i cavalli potevano appoggiarsi. altri sono semplici furgoncini con sponde di venti, trenta cm e il pianale liscio, su cui solo i cavalli mongoli sono in grado di restare in piedi fino a destinazione.

ciao, sto arrivando con il veterinario, deve vaccinare i cavalli, sono vicino al campo?
– sì, sono qui
-tutti e tre?
-sì
Quando siamo arrivati al campo un quarto d’ora dopo, tutti i cavalli del branco erano al campo, ne mancavano solo tre, uno era Tgegherè.
I tre moschettieri sono stati trovati ventiquattro ore dopo in un boschetto di salici. Per tutta la sera e il giorno seguente, persone a cavallo e in moto battevano la zona alla loro ricerca, al campo non si parlava d’altro che di cavalli rubati. il trasportatore era lì dal mattino per portarci a Harahorin. Io non credevo a nessuno e cercavo di leggere per non pensare.

un anno a casa

Quando la neve vira in pioggia

è passato un anno da quando siamo arrivati a casa. I cavalli sembrano contenti dei pascoli di qui, non so se si ricordano più di quante gliene ho fatte passare.Dopo questo strano anno della pandemia certi ricordi sembrano surreali anche a me.

Enrico, il mio allenatore di cannottaggio diceva che se superi la metà del tragitto, vuol dire che puoi arrivare alla fine. In un viaggio come quello dell’anno scorso la metà non mi ispirava ancora grandi garanzie di farcela, ma quando è caduta questa nevicata e ho avuto la sensazione che fosse l’ultima, ho tirato un sospiro e mi sono sentita carica di entusiasmo come il primo giorno. Stavamo davvero arrivando a Vyoshenskaya.

l’ultima nevicata ci è arrivata addosso nel punto più meridionale del viaggio, a nord del Don, dove il fiume è sceso, sceso, sceso verso Rostov e comincia a risalire verso Stalingrado

ps: eravamo arrivati all’imbrunire perché Custode aveva perso un ferro e avevo perso tempo fermandomi a rimetterlo. i cosacchi avevano organizzato tutto per il nostro arrivo e per me avevano acceso la stufa in un’isba che affacciava sul recinto dei cavalli. c’era persino un mazzolino di fiori sul tavolo. Come al solito, non mi sono sentita di lasciare i cavalli nella bufera, mettendomi al caldo e credo che se ne fossero accorti.

il teotenda si rivela in queste occasioni: quando sotto la bufera, c’è illusso di guardarsi intorno e il saccopelo rimane asciutto tra i vortici di neve

Longriders Guild

Mi ha scritto Cuchullaine, il presidente della Longriders Guild. Ogni volta che arriva una sua lettera, c’è un soffio di aria libera che attraversa i continenti.
Mi ha scritto per aggiornarmi sulle notizie dei longriders sparsi per il mondo in questo strano anno e per mandarmi due notizie che riguardano me, Custode e Чигээрээ: é stato pubblicato il resoconto del nostro viaggio dell’anno scorso a questo link
http://www.thelongridersguild.com/stories/Paula.htm

Custode e Чигээрээ sulla strada della Siberia meridionale

Abbiamo ricevuto la gilda dei cavalieri di lungo corso insieme ad altri cavalieri che hanno percorso lunghe distanze l’anno scorso
http://www.thelongridersguild.com/news.htm
Data l’unicità della missione realizzata, siamo tra i record dei cavalieri di lungo corso di tutti i tempi!
http://www.thelongridersguild.com/Records.htm
W Custode e Чигээрээ e tutte le persone che hanno reso possibile questa avventura!

Pit e Marina davanti alla loro casa di Gorno Altaj. A un tot di fusi orari da qui c’è un posto nelle montagne dove il viaggio rischiava di tramontare. Loro mi hanno aiutata a rimetterlo in piedi.
Amina Liubitskaja ha attraversato con Laurence Bougault l’altopiano di Altai. Montagne selvagge e antiche, governate da príncipi cavalieri.
Sergej, ataman di Mikhailovka che ci ha spalleggiati mentre costeggiavamo il Don, mi ha accompagnata a vedere Stalingrado facendomene cogliere significati profondi e ha reso leggero il viaggio di Tgegheré quando era stanco. Questa persona é mille persone in una.

La grande corsa di Custode

 

Custode alla scoperta delle Alpi

La festa é stata grandiosa e le giornate splendide, ma sempre più corte. A passo di cavallo, sfuggire all’equinozio é un po’ difficile, anche scendendo a sud-ovest. Custode era ogni giorno più sfavillante e Чигээрээ sempre più giú di corda. Prima di entrare a Cracovia, Katia aveva convinto tutti che dovevo assolutamente andare a Podskalany. Lí siamo stati ospiti di Antoni Zielinski. Lui era venuto a prenderci. Uomo di azione con il sorriso da signore. Lí c’è una valletta di pascoli recintati dove i cavalli hanno l’aria libera. In fondo c’è un ruscello che si attraversa a guado. In mezzo a tutti i recinti ci sono la casa con la scuderia e il campo per le lezioni. Era in corso la gara di trek e il giorno dopo si sarebbe svolta la caccia alla volpe.

A casa di Joanna nei Tatra

Un bel prato con un melo in cima ci ha accolti. La tempesta scuoteva le cime degli alberi ma lì si stava bene.
La mattina ho portato l’equipaggiamento di Custode in selleria, sellato Custode e portato Чигээрээ nel box dove avrebbe aspettato che noi passassimo le Alpi.

Jarka, la fatina di Zilina

Con Custode é iniziata la grande corsa per superare tutte le montagne prima della neve. Vedo la cartina prendere volume man mano che ci avviciniamo ai Tatra, scendiamo i Carpazi, attraversiamo il Danubio e ci avventuriamo tra montagne sempre più alte per arrivare alle Dolomiti.

Le coccole di Erika alla chiesetta dei cosacchi a Lienz

Passato il confine tiriamo il fiato.
Antoni Zielinski ha organizzato il trasporto di Чигээрээ fino ad Egna e da lì siamo di nuovo insieme. Da qui in avanti dobbiamo solo più scivolare verso casa.

Di nuovo insieme

fuoco acceso telo tirato cavallo sazio per unire nella stessa avventura uomini cavalli e montagne