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Partire

Cuoio e ferri la strada, pietra e legno la casa: stare e andare come modi di abitare. Questo equipaggiamento ogni sera diventa dimora. Ogni mattina diventa vestito.

Cara Laurence, finalmente sono tornata dai cavalli, in questi tre mesi gli sono cresciute le criniere. Spezzare il viaggio è stato come una lunga apnea piena di incognite. Quando li ho lasciati erano cadute tutte le foglie e il mondo era vestito di oro, adesso i tronchi delle betulle si mimetizzano nella neve e sembra di camminare sui diamanti. E’ ora di ingrassare selle, bisacce e testiere. Adesso sono qui e a giorni riuscirò davvero a tornare in sella. Non vedo l’ora di raggiungere i villaggi dei cosacchi. So che sono tuoi amici. Se li senti, avvisali del mio arrivo.
Spero di tornare qui con te un giorno.
paola

ps: di strada sono passata da Amina, mi ha accompagnata lei alla stazione di San Pietroburgo. É stato proprio un nell’incontro.

Amina Liubitskaja ha attraversato con Laurence Bougault l’altopiano di Altai. Montagne selvagge e antiche, governate da príncipi cavalieri.

 

Mascalcia di altre longitudini

E così quelle care persone a cui avevo affidato i cavalli mentre aspettavo la burocrazia mongola, me ne avevano combinata un’altra. Oltre a farmi marcire Azimuth e aver usato allo sfinimento Tgegherè, si erano pure rubati i ferri.
Belli questi mongoli quadrati dell’Ovest della Mongolia, sono capaci di demolire la reputazione di tutto il paese con le loro zingarate. E quella famiglia era già la migliore che ho trovato da quando ho capito che avrei dovuto lasciare i cavalli a qualcuno. Sono già stati gentili: non se li sono mangiati.

Ribattitura con accetta

Comunque senza ferri non potevo proseguire e così la prima avventura di questi cavalli in Repubblica di Altai é stata la mascalcia.
Sono arrivati in tre, più Sasha e Valora che hanno dato una mano. In totale cinque persone per mettere i nuovi ferri ai cavalli.
Mi avevano parlato di questo metodo per ferrare dei nomadi come di una pratica molto barbara, ma adesso che l’ho visto, mi sembra una cosa molto bella.
Hanno cominciato con Tgegherè. Lo hanno fatto sbilanciare e lui si é trovato per terra senza neanche capire cosa fosse successo. Gli hanno legato le quattro zampe e messo un lenzuolo sotto il muso per non farlo appoggiare a terra. Uno degli uomini gli teneva la testa e lo accarezzava. Lui ha tentato un paio di ribellioni ma si é lasciato convincere che non era il caso.
Intanto uno per volta, gli hanno inchiodato i ferri e tirato i chiodi. Quando é stata l’ora di fare l’altro lato, lo hanno girato sulla schiena, hanno spostato il telo di cotone e hanno ricominciato dall’altra parte. Quando hanno finito, gli hanno slegato le zampe e tutti si sono allontanati al volo. Tgegheré si era talmente rilassato con tutte quelle carezze che é rimasto sdraiato, come se ne volesse ancora.
Stessa storia per Azimuth, ma lui si è ribellato un po’ di più.

La squadra al gran completo: maestro, chirurgo, dottore, professore, aiutante e collaboratore.Tra un cavallo e l’altro, tutti all’ombra nella legnaia. Il tempo di una sigaretta, per chi fuma e poi di nuovo sotto il sole.

Da noi sarebbe improponibile impegnare quattro o cinque uomini per più di mezza giornata per ferrare solo due cavalli. Trovare qualcuno che parlasse la lingua a cui sono abituati, li ha rasserenati. Pian pianino prenderanno altre abitudini anche per quanto riguarda i piedi, ma non possono imparare tutto insieme.
Quando viene il maniscalco, deve poter lavorare con animali che collaborano, per collaborare devono capire che non c’è niente di cui preoccuparsi.

Rotondo e quadrato

Liuba e Sasha

La Russia non è la Mongolia. Quello che la gente al di qua della frontiera sa dei mongoli é che vivono nel deserto, sono dei primitivi e bisogna guardarsi da loro. Se penso a tutte le belle famiglie che ho incontrato non riesco a dare una logica a questa impressione molto comune. Se penso agli ultimi mongoli in cui sono incappata prima di passare la frontiera, devo dargli ragione.
Per trovare un equilibrio tra queste due facce, credo che il motivo principale della differenza tra la maggior parte dei mongoli é quelli di frontiera sia dovuta alla circolarità delle loro tende, delle loro vite e delle loro stagioni. Avvicinandosi alle strade, abitando in palazzi, bazzicando sulla frontiera, é più difficile rimanere rotondi e quei mongoli che si fanno conoscere all’estero, sono quelli quadrati.
É stata una batosta scontrarmi con quegli spigoli e quando sono arrivata in Russia avevo un enorme bisogno di umanità.

Laboratori all’aria aperta

Sasha e Liuba, gente di Altai. Compiti ben precisi: mentre Giovanni e Sasha andavano a recuperare la benzina per il viaggio, Luiba mi ha offerto il tè. Qui non è più salato e ci sono molte differenze, ma quel gesto mi ha rinfrancata. Di qui e di là dalla frontiera ci sono persone rotonde e quadrate. Sta a me cercare la strada più rotonda possibile.
Liuba vuol dire Amore, lei è una nonna decisa e dolce insieme. Una volta cantava ma adesso la sua voce é invecchiata e ha deciso di non cantare più. Mi é capitato di sentirla canticchiare tra sé e sé, ma credo che quando cantava, fosse un’altra cosa.

Nel laboratorio da scultore ci sono andata con Suraya e insieme ci siamo stupite trovando una bandiera della Mongolia. Regalo di un amico di Sasha e quindi preziosa.

Sasha é di quei tipi di persone che aggiustano qualsiasi cosa anche se non ci sono pezzi di ricambio. Il cortile ha diverse aree coperte e ognuna racconta una piccola attività in miniatura: legno, ferro, ferramenta. Da una specialità all’altra, Sasha deve fare otto passi.
Sul lato dei recinti delle capre c’è l’unica porta chiusa a chiave. Lí Sasha scolpisce intarsiando le ossa con il coltello e svelando cigni, fiori, cavalli e stelle che fino al suo tocco magico erano invisibili per chiunque altro.

Valora con Azimuth e Tgegheré

I figli hanno le loro vite ma girano per casa dando una mano. Valora e sua moglie Suraya raccoglierann il fieno per le capre di Sasha é Liuba, appena finiranno di riporre il loro. Ogni giorno passano a salutare e portano quello che può servire da Kosh Agach.

Pronti a raccogliere il fieno.

I nipoti vanno e vengono con gli altri ragazzi del paese e non si capisce mai chi abita dove.
Altai. Un’altra lingua che non è il russo e in alcune parole mi ricorda il mongolo. Lo sciamanesimo é sopravvissuto al secolo scorso ed è molto sentito. Il cielo é vicino in questo pezzo di Russia. Ghiacciai scintillano al sole sui due versanti della valle che porta qui e fiumi e torrenti corrono i fianchi di queste montagne dissetando migliaia di animali al pascolo.

Andiamo a fare bere i cavalli?

Solo dopo aver bevuto il tè di Liuba si é rotto l’incantesimo che mi impediva di vedere tutte queste cose. Un tè rotondo.

Bayarté

Costellazione di gher

Cammina, cammina, siamo quasi al confine. Più vado avanti, più quello che vedo mi sembra impossibile e più mi sembra impossibile che da qui a qualche giorno dovrò farne a meno.
Mongolia, una terra che somiglia ad un cielo costellato di gher con tutto quello che gira intorno e dentro alle gher.
Più vado avanti e più mi sembra di essere rimasta troppo in superficie, di aver solo guardato il colore della buccia di un frutto coloratissimo, accontentandomi di immaginarne il gusto.

Cielo solido

 Mongolia: una terra che scorre sotto un cielo enorme. Dove di notte, quando ho potuto permettermi il lusso di non montare il telo, avevo l’impressione di essere in mezzo a una sfera di stelle talmente rotonda, talmente trapuntata di stelle da farmi mettere in dubbio tutta la fisica che avevo studiato a scuola. Dove di giorno le nuvole vengono, vanno, scoppiano in temporali e si tingono di arcobaleni. A volte, mentre domina il viaggio, questo cielo è proprio un compagno di viaggio: fa sorridere, piangere, ammalia e spaventa. Inutile cercare di sfuggirgli, qua non ci sono tettoie e anche nelle gher il rosone centrale é aperto alle stelle, al vento e al diluvio.

Terra e cielo così confusi, hanno preservato un modo di vivere che sembra essere rotondo anche lui, una spirale di giorni che vanno dall’inverno più rigido all’estate più afosa passando attraverso le mungiture di tutti gli animali allevati qui e le diverse lavorazioni del latte, proprie di ogni stagione.
Bayarté Mongolia! Che la parola con cui si saluta quando si esce da una gher risuoni, senza che nessuno la dica, passando questo confine.
Mi piacerebbe saper cantare per salutare degnamente questo paese. Non ne sono capace, mi riempio di questo cielo, cammino su questa terra, scorro le pagine del taccuino magico che mi ha aperto molte porte da Tsetserleg a qui e cerco di rivedere tutte le facce che mi hanno scritto i loro nomi e messaggi. Una folla di sguardi profondi e mani indurite dal gelo mi viene incontro e spero che sopravviva al caos di Ulan Bator che ha un suo fascino, forse dovuto allo stesso cielo che la lega a tutto il paese, forse dovuto alle parentele. Lì é tutto il contrario che qui.

Frastagliato e verticale

recensione su www.farwest.it di Campo di Stelle

Campo di Stelle

c’è una recensione di Campo di Stelle su www.farwest.it.

Sergio Mura, un signore sardo che un giorno ha iniziato a pubblicare materiale sul Farwest americano in questo sito.
negli anni gli si è affiancata un’equipe di persone specializzate a curiosare su temi diversi relativi agli stessi luoghi e il materiale è aumentato a dismisura, generalmente corredato di autorevoli bibliografie.
Al momento, volendo sapere qualcosa di particolare sui più disparati argomenti relativi al vecchio west, consultare questo sito è un ottimo punto di partenza per avere informazioni e incontrare persone che li conoscono a fondo.
vedere la storia del mio pellegrinaggio a Santiago, vicina a così tante ed epiche gesta con tutte le loro sfaccettature, è una bella cosa.
Grazie Farwest.it

2016 Fieracavalli

Naadam
Naadam. a Ulaan Baatar, una volta all’anno, i nomadi si radunano. il vero nome della città è Urga: Grande accampamento. un disegno che la ritrae intorno al 1910, la mostra come un villaggio di tende di cui non si vede la fine e le cui uniche costruzioni in muratura sono i templi e gli uffici del mercato. tutti si spostano, portano materiale, si preparano per le grandi competizioni che annualmente si ripetono. Sono i bambini che corrono a cavallo. una corsa senza fine e senza tregua che assomiglia ad un gioco e ad una battaglia. una corsa che mette alla prova coraggio e resistenza degli uomini del futuro.
e noi invece ci troviamo a Verona.

Fieracavalli è un punto di incontro di persone, cavalli e idee.

incontro e scambio

APPUNTAMENTI VOLANTI

venerdì 11
– intorno a mezzogiorno al padiglione 1 si parla di viaggio a cavallo con Ranch Academy
– ore 16: presentazione di Campo di Stelle presso la sala conferenze di Il mio cavallo al padiglione 4

sabato 12
-intorno a mezzogiorno al padiglione 1, sempre con Ranch Academy, si continua il discorso sul viaggio a cavallo

Giocosolutions

Il giorno che siamo andate a ritirare il pannello direttamente alla ditta Giocosolutions
Il giorno che siamo andate a ritirare il pannello direttamente alla ditta Giocosolutions

Ho sempre viaggiato con un vecchio telefono molto frugale, con un po’ di attenzione potevo permettermi il lusso di caricare le batterie ogni dieci o dodici giorni. In quelle occasioni bussavo a una casa, chiedevo in un bar o è anche capitato di utilizzare l’accendisigari dell’auto di qualche pastore e in qualche modo nutrivo quel povero telefono sempre fedele e sempre maltrattato.
Ogni volta le esigenze del telefono sono state occasioni per incontrare e conoscere le persone più diverse.
Questa volta, dovendo aggiornare il sito per comunicare come si svolgeva il progetto e volendo rimanere comunque in posti il più possibile lontani, avevo bisogno di corrente.
Cercavo chi mi potesse sostenere e ho incontrato Paolo che si occupa del commerciale della ditta Giocosolutions di Avigliana. In un modo o in un’altro, senza avermi mai vista prima, senza aver mai sentito niente di questa storia, mi hanno messo a disposizione il pannello grazie al quale sto tenendo le comunicazioni.
L’ho provato prima di partire ma c’era sempre il sole, in questi giorni sto scoprendo che anche con molte ore di cielo coperto, riesce a caricarsi abbastanza.
È strano dover accudire questa tecnologia, pensavo che sarebbe stata utile e lo è, ma è anche stata in grado di sopportare almeno tre acquazzoni improvvisi e un pestone di Isotta questo la rende anche adatta a semplificare quello che avrebbe potuto essere una complicazione.